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	<title>Microcenturie &#187; Maria Carrazoni</title>
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		<title>Quindici &#8211; Tu eri amata e</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 09:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin3</dc:creator>
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		<description><![CDATA[il corpo andava con te. Cambiavi umore e ti pettinavi così e le cose ti avvolgevano agili, era sempre piena estate o l’inverno più crudo o primavera gentile o un autunno sbadato, o bene l’ombra indaco dell’ultima luna di agosto sul cielo turgido traendo in inganno. Gli uccelli volavano jazz fra correnti che per diversione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>il corpo andava con te. Cambiavi umore e ti pettinavi così e le cose ti avvolgevano agili, era sempre piena estate o l’inverno più crudo o primavera gentile o un autunno sbadato, o bene l’ombra indaco dell’ultima luna di agosto sul cielo turgido traendo in inganno. <span id="more-537"></span>Gli uccelli volavano jazz fra correnti che per diversione nascondeva l’aria o si fermavano 3 a fare una nota nelle corde nuove della luce. Gli oggetti erano impeccabili di zecca, inaugurate le cose essendo già le cose e appena nate, minuti fa. Nuotavi tra gli alberi di quell’amore nel fiume antico dei suoi occhi ridenti, salivi e scendevi e cascavi nell’angoscia e nell’esaltazione e, le sere, nel cielo, i pianeti raggiravano a favore o in contro, disegnando con le stelle metafore a bicicletta e, per ricordare i giorni te li dipingevi con biro celeste nella curva del ventre e in una mano. Ogni estate ti addormentavi i meriggi all’ombra di una quercia e quasi sognati cavalcavano i pensieri e le sue ombre e immagini sciolte azzurre scorrevano a trovarsi verso una strada che, in fondo, andava gialla in città e oltrepassavi soglie così, sotto quell’amore sporco e incostituzionale e olimpico.<br />
Poi non fosti più amata e il mondo era il mondo come se fosse il mondo e le cose facevano finta di essere le cose, disanimate, e solo le vedevi così, vivacchiando e come se fossero le cose, l’ombra delle cose amate e di un corpo che fermò lo sprint della vecchia luce e degli occhi di un tempo, fiumi americani.<br />
Si alza ora quell’ombra sopra di te, piantata chiara una croce, e sei sotto quella figura incertamente decifrata mentre il mondo continua essendo il mondo, Italia e un gol di Maradona con la mano e l’oroscopo fermo con le costellazioni girando e sei finita sotto una toga di rappresentante processuale che sventola le mattine di tribunale in tribunale, campi così. Lì si comprano e si vendono, ai prezzi variabili del Dow Jones, pezzi di figli e di madri, padri incerti e gambe ed occhi, di tutto si fa perizia esatta e si scambiano une cose per altre cose, metonimie, sotto l’impero della legge che tu saltasti infelice.<br />
Se un uomo si fa la barba al sole, studiavi, e giocano bambini a palla, e lanciano entusiasti a gol, e fa gol la palla nelle mani del barbiere che, col coltello, ti affetta il collo, chi paga, si chiede ogni mattina quel mercato, i padri non diligenti dei bambini, il barbiere, tu che ti siedi a farti bello nel posto sbagliato, la barba al sole di un’estate che sognasti infiammato.</p>
<p>di Maria Carrazoni, Vigo, Spagna (<a href="http://paralelle.wordpress.com/">http://paralelle.wordpress.com/</a>)</p>
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