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	<title>Microcenturie &#187; Manginobrioches</title>
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	<description>estuario per romanzi fiume di breve corso</description>
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		<title>Tre &#8211; L&#8217;ultima casa</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 15:13:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin3</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’ultima casa resisteva a ogni vento, ma cigolava fin nelle ossa. Era inclinata come certi alberi, con le radici di fuori, che l’onda quando batteva forte gliele bagnava d’acqua salata, e poi il sole le sbiancava come dita. L’ultima casa non ci poteva niente, ad abbatterla o anche solo a scoraggiarla.
Teneva gli occhi quasi sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’ultima casa resisteva a ogni vento, ma cigolava fin nelle ossa. Era inclinata come certi alberi, con le radici di fuori, che l’onda quando batteva forte gliele bagnava d’acqua salata, e poi il sole le sbiancava come dita. L’ultima casa non ci poteva niente, ad abbatterla o anche solo a scoraggiarla.<br />
<span id="more-293"></span>Teneva gli occhi quasi sempre chiusi, con le persiane a mezzo e le tende che gli restava uno spiraglio, una linea scarsa ma tanto la luce di ferro dello Stretto entrava tutta in una volta, e s’allargava per le stanze.<br />
Aspettavano solo che la vecchia morisse, e anche la casa aspettava: che si stancassero, o che il mondo finisse. Tanto, il tempo cambiava, sulle rive del mare, e nelle stanze circolavano varie specie di passato e futuro, senza incontrarsi per forza.<br />
Qualche volta si vedevano le trivelle scendere sui fondali e incastrarsi nelle rocce, e poi restare lì e diventare tane di murene, alberi di corallo nero o pezzi del palazzo reale degli dei. Oppure passavano le navi-città, lente e incastellate fino al cielo, e le auto e i negozi si specchiavano fuggendo nei vetri della casa. I ruderi del Ponte, o forse erano i piloni immensi in costruzione, lunghi fino alla luna, larghi centomila miglia marine, non crescevano mai. Gli operai non si vedevano più, e nemmeno i pescatori che allineavano le canne sugli scogli.<br />
Più spesso erano i bambini a tuffarsi, bambini di cento o duecento anni, perché da molto tempo nessuno camminava sulla spiaggia, da quando i bidoni s’erano corrosi col sale dei due mari, e avevano lasciato uscire i vapori radioattivi.<br />
La vecchia nemmeno se ne ricordava: continuava a vedere bagnanti col cappellino, e aerei futuristi che venivano a bere poco prima del tramonto, le carlinghe scintillanti che scomponevano la luce nei colori primari, e arcobaleni perfettamente ortogonali che tagliavano l’orizzonte. La vecchia era talmente vecchia che non distingueva più ciò che ricordava da ciò che aveva immaginato. Tale e quale a dio.<br />
L’ultima casa sospirava solo in certe serate arancioni, quando sirene morte tornavano a cantare, e le stelle marine con otto o nove punte risalivano dal fondo, o forse erano le stelle del cielo, che erano dure e bagnate, a scendere roteando, e chiunque avesse sentito quelle voci avrebbe provato come un fastidio, una nostalgia, come una piega rigirata lì, dove nessuno aveva più un cuore.</p>
<p><em>di Anna Mallamo &#8211; Manginobrioches (</em><a href="http://manginobrioches.splinder.com"><em>http://manginobrioches.splinder.com</em></a><em>)</em></p>

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