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	<title>Microcenturie &#187; Lino Di Gianni</title>
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	<description>estuario per romanzi fiume di breve corso</description>
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		<title>Diciannove &#8211; Le arance degli Invisibili</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 08:14:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin3</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Lino Di Gianni]]></category>

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		<description><![CDATA[Scendo dall’auto, dopo trenta chilometri di buio, è mattino. Vado in classe, come tutti i giorni.
Arrivano poco per volta, chi da solo chi in piccoli gruppi. Ci sediamo tutti intorno al lungo tavolo, neanche oggi sono riuscito a prendermi la sedia imbottita dell’insegnante.
Comincia a parlare Liban, che ha solo venticinque anni, ma già tre figli. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scendo dall’auto, dopo trenta chilometri di buio, è mattino. Vado in classe, come tutti i giorni.</p>
<p>Arrivano poco per volta, chi da solo chi in piccoli gruppi. Ci sediamo tutti intorno al lungo tavolo, neanche oggi sono riuscito a prendermi la sedia imbottita dell’insegnante.<br />
Comincia a parlare Liban, che ha solo venticinque anni, ma già tre figli. Lui conosce solo guerra: in Somalia dura da quando aveva 5 anni, ininterrottamente.<br />
Parla come se recitasse un salmo, o i versetti del Corano.</p>
<p><span id="more-651"></span>E mentre parla, ascoltano le donne velate che devono imparare a leggere.<br />
Scandisce Liban, ciò che gli hanno detto quelli che lui chiama: i miei Fratelli.<br />
“Dopo Rosarno, è ora di ribellarsi. Il popolo delle arance della Calabria ha detto basta. Basta allo sfruttamento, basta al razzismo. Ricordiamo agli italiani quando i meridionali immigrarono al Nord: volevano braccia, arrivarono uomini”.</p>
<p>Nella classe di adulti stranieri c’è un silenzio attento.<br />
Come se Liban fosse il Muezzin, dall’alto del minareto.</p>
<p>Fanno sì con la testa i giovani del Congo, scappati dalla miseria e dalla guerra per accumulare il Coltan, il nuovo materiale per cellulari. Liban continua a parlare, adesso anche la donna russa, abituata agli alberghi a 5 stelle, lo sta a sentire.</p>
<p>Abbiamo deciso tre cose per renderci visibili e una grande apparizione per smettere di essere come le ombre nella notte nera.<br />
Nel tempo che rimane da oggi fino al 1 Marzo, mangeremo arance, tutti i giorni. Cominceranno quelli tra noi con la pelle nera, quelli che hanno acceso il fuoco nel grande camino che ci brucia.<br />
Poi via via, si uniranno i popoli con la pelle e la fede d’altri colori.<br />
E mangeremo pomodori, tutti i pomodori, fino a farli sparire<br />
E ogni giorno alle 17, in tutti i luoghi in cui saremo, inizieremo a correre, per rendere visibile la nostra esistenza. Quelli di noi che potranno, correranno, ovunque.</p>
<p>Io ero ammirato, pensavo al suo italiano, molto migliorato, e stavo per dire qualcosa, e intanto dicevo sì con la testa a Graeme, l’australiano maestro di tango, al gruppo dei cinesi che si stava facendo tradurre dalla più brava.<br />
Stavo per dire, “Forse-cominciamo-adesso-la lezione? ” quando la suora del Kenia, ridendo, contagia tutti con la sua allegria, e muovendo le gambe ossute come per un ballo, dice:<br />
“ E il 1° Marzo, in questo Paese, tutti renderanno Grazie al Loro Dio.<br />
Sciopero, di tutti gli stranieri. A mezzogiorno guarderemo il cielo, e ci sarà anche la nostra Luna”.</p>
<p> di Lino Di Gianni, Avigliana, Torino (<a href="http://www.linodigianni.it/">www.linodigianni.it</a>)</p>
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