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	<title>Microcenturie &#187; fem</title>
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	<description>estuario per romanzi fiume di breve corso</description>
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		<title>Ventuno &#8211; Dal treno</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 08:07:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin3</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ombre di rami in movimento sul muro che chiude un condominio come una porta di servizio. Questa la vista dal finestrino. I passeggeri sembrano accorgersi solo che il treno si è fermato alla stazione di Saronno. E infatti c’è chi scende, giù fino alle scale.
Miriam guarda la parete come se fosse al cinema. È squallida, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ombre di rami in movimento sul muro che chiude un condominio come una porta di servizio. Questa la vista dal finestrino. I passeggeri sembrano accorgersi solo che il treno si è fermato alla stazione di Saronno. E infatti c’è chi scende, giù fino alle scale.<span id="more-673"></span></p>
<p>Miriam guarda la parete come se fosse al cinema. È squallida, grigio marrone senza finestre né porte, è il retro, un muro che aspetta di essere coperto da altri muri, nascosto e dimenticato. Brutture urbane impregnate di rumori molesti, di gesti che sembrano innocui perché fatti con noncuranza, di ore pesanti.</p>
<p>Le ombre sono lì, cangianti e meravigliose. L’albero è molto alto e nudo, con i rami liberi di osare al vento. Dove sia questo vento dall’interno del vagone è difficile capirlo, qui l’aria è viziata e soffoca. L’autunno resta fuori, estraneo.</p>
<p>Le poche foglie sfavillano, sul muro risalta una danza continua varia e precisa, ricorda i particolari di un paravento giapponese, un ricamo di seta con le sillabe d’oro sulla superficie di un lago. Trascinano Miriam su una strada pericolosa, vagheggiante, in netto contrasto con l’aria rude, da ragazza pratica. Ma quelle ombre, quelle ombre sono troppo nuove troppo <em>diverse</em>. Una bellezza inaspettata, quasi oscena e al limite inutile, messa lì per nessuno. Nessuno spettatore nonostante il biglietto obliterato.</p>
<p>“Porteranno via tutto il tuo passato” pensa Miriam, perché quando non ci siamo più chiunque può dire di te quello che ricorda o che suppone, falsare la tua vita con le parole e con i silenzi. Dimenticare è il furto massimo, ma anche il ricordo ruba, depreda tutto quello che sei stato, che è rimasto per sempre ignoto anche a te stesso. Bisogna rassegnarsi. “Ma devo lottare perché non mi portino via il presente” rimugina china sul cappotto appallottolato. Prende il cellulare e scatta una foto alla vita, proprio quando il treno riparte: le ombre sono già tutte sfuocate.</p>
<p>di fem (<a href="http://forzaelettromotrice.wordpress.com/">http://forzaelettromotrice.wordpress.com/</a>)</p>
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