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	<title>Microcenturie &#187; Eva Carriego</title>
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		<title>Diciassette &#8211; Una di quelle notti</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 08:10:49 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Una di quelle notti d’estate alla Bradbury, in una di quelle cittadine di provincia sul lago, abbellite da un lunapark a conduzione familiare con la ruota panoramica che un bambino potrebbe fare col Lego, con il calcinculo che i più intraprendenti occupano ‘culu militari’ dalle cinque del pomeriggio fino a sera inoltrata conquistando fazzoletti variopinti e piume d’uccelli esotici che danno diritto a bottiglie di marsala di pessima qualità consumate, a luci e musica spente, dietro la baracca del tiro a segno, <span id="more-617"></span>dove uomini e donne e ragazzi passeggiano instancabilmente nei dopocena miti credendo di vedere figli morti bambini in bambini vivi ed estranei, mariti o mogli morti nella fioritura dell’amore in mariti e mogli disamorati di estranei, genitori morti prima ancora di poter dire loro quanto fossero amati in vita in genitori estranei a figli che ancora sono in tempo a farlo ma che certamente non lo faranno, ecco, io vivo in una di queste cittadine, vivo con i miei genitori e i miei fratelli bambini in una casa enorme in cui spesso mi perdo e che dal lato est si continua col lago tramite ampie vetrate di cristallo, mentre nel lato ovest si confonde col borgo e la strada principale è costeggiata di filari d’aranci profumati, perdendosi più in là in locali dove si beve e si canta dal vivo fino al mattino oppure si ascoltano orchestrine jazz, in una di quelle notti io, mio padre e i miei fratelli bambini tornavamo a casa dopo una serata con gli amici di mio padre e mia madre, e nessuno di loro ha figli bambini, e mio padre si accorse che il cristallo della porta d’ingresso, spesso quattro centimetri, era filato dal pomo fino a terra, mio padre si accese una sigaretta, come faceva fino a vent’anni prima e disse, infilandosi nella Fiat Argenta nuova fiammante e fuori produzione da quindici anni, “vado a prendere quei delinquenti e li gonfio come zampogne”, mia madre disse invece “ne approfitterò per andare in piazzetta a comperarmi delle scarpe senza il tacco”, ma mio padre non guida più da quando trent’anni fa il tremore essenziale non fu più minimalista e diventò degenerazione cerebellare e, a pensarci bene, non ha mai fumato e mia madre odia le scarpe senza il tacco, “non riesco a camminarci”, dice spesso, ma io non mi curo di tutto questo e metto a letto i miei fratelli ancora bambini che fanno un sacco di storie per latte, biscotti e storiella prima d’addormentarsi e poi, finalmente, mi rifugio in uno dei ventisette salotti della nostre enorme casa dalle porte e finestre di cristallo e inizio a sfogliare un libro, i miei sogni mi precedono e il profumo dei fiori d’arancio viene sostituito dall’odore del muschio.</p>
<p>di Eva Carriego, Nuoro (<a href="http://braiandinazareth.splinder.com/">http://braiandinazareth.splinder.com/</a>)</p>
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