Clara non ha mai posseduto una macchina fotografica. Preferisco le cose vere, diceva. Ricordare.
Allunga le banconote al ragazzo alla cassa, riceve il resto, lo scontrino. Esce dal negozio, la scatola nuova in una busta di plastica.
Guida fino a casa.
Scalcia le scarpe, apre la scatola sul tavolo in cucina. Legge le istruzioni in inglese: non sa …
No no e no.
Lo diceva in classe, faccia rossa, come rosso era l’inchiostro che ha dettato la sentenza nell’esame. La maestra, non con lo chignon o gli occhiali, invece con i jeans e la tunica, esplodeva di esasperazione. E diceva No. Com’è possibile. Ti sei sbagliato a scrivere la data, vero? È questo, certamente. Ma …
Lui arriva sempre verso le otto meno dieci. Percorre il capannone con passo deciso, ma non di fretta, sa che lo aspetto. Senza fermarsi mi scruta con uno sguardo, controlla che tutto sia a posto, pronta per la giornata. Sembra sapere già cosa deve fare lui e cosa devo fare io, così si accerta che …
Era il diciotto di agosto.
Antonio Proverbio aveva compiuto ottantatré anni.
Esattamente cinque anni prima si era stufato di stare sempre a casa davanti alla televisione con il plaid sulle gambe, che erano un po’ malferme e che non gli consentivano più la passeggiata sino al bar Monumento.
Antonio era conosciuto da tutti.
Chi era capitato in paese, per …
La casa è giù, giù in basso, e la valle è così stretta e profonda che agli abitanti della casa pare di essere al fondo di un imbuto; e sembra loro che la neve che scende ormai da quattro giorni scivoli giù per i pendii ripidi e si raccolga tutta intorno alla loro dimora di pietra, fino a soffocarla …
Le sedie sono addossate al muro in perfetto ordine.
Incolori. Solitarie. L’aria del primo pomeriggio sa di deserto e di provincia. Lontano si sente il rumore del treno come se fosse notte. Dalla strada si alzano strisce di calore piene di immagini danzanti. Le serrande sono quasi tutte abbassate. Solo su una di queste sedie, siede …
il cielo grigio compatto faceva da fondale ai tetti delle case. era l’ora delle cose imminenti. un istante di particolare inquietudine che E percepiva nettamente mentre, seduto in macchina, aspettava
Eccomi finalmente rasoterra, pronto a inventarmi nuove corde tese, deciso a inciampare nell’aria, ma rasoterra, con le due lunghe file di alberi e il viale senza arrivo. Ho messo un argine all’impazienza. Ho una casa e un uscio che danno su un viale bianco con ai lati due file di verdi alberi. Come un qualunque …
Oggi giornata strana: una corsa continua da un malato a un altro, da un moribondo a un altro. Certe volte l’universo mi sembra un edificio fatiscente che sta cadendo a pezzi, e l’incubo è che tocchi a me tappare le falle, arginare la materia franante, puntellare le crepe che avanzano. Oggi ero talmente stanco che …
Mi basta tenerti la mano oggi per non sentirmi senza appoggi domani. Mi piace parlarti quando non puoi sentirmi, quando non puoi giudicarmi, quando non puoi rispondermi. Trovo delizioso il tuo tacere, il tuo dinamico non esserci ora che ho bisogno di raccontarmi. Ora che è il momento di ricordare al giorno che è passato …
Appena la vidi mi accorsi d’essere stracotto di lei. Era una mora con gli occhi a mandorla, un carattere amabile, a volte agrodolce a volte capricciosa, con il riso che le abbondava sulla bocca. Era proprio un bocconcino. Si chiamava Suzette ed era svizzera.
E allora andiamo ad iniziare la quinta puntata di Vecchie Glorie!
La presentatrice scollata diede il la alla sigla e le ballerine entrarono di corsa. Il pubblico si dimenava scomposto sotto le indicazioni dell’animatore, mentre le luci colorate venivano lanciate da una parte all’altra dello studio con il movimento di una palla stroboscopica.
Dappertutto regnava il caos.
Tutte le notti, da un paio di mesi, faceva lo stesso sogno. Sognava di guidare su una strada costiera. Il mare blu, liscio come un vassoio, si intravedeva dopo ogni curva. La strada si distendeva placida, nessun’altra auto in entrambe le direzioni. Ogni notte iniziava un lungo viaggio, il percorso sempre lo stesso, impercettibili le …
Quando andavamo in trasferta l´appuntamento per i convocati era al circolo Fenalc del quartiere alle 14.00. Ιl nervosismo iniziava da quando il canuto mister e il baffuto presidente ci facevano riunire dopo gli allenamenti del giovedí fuori dagli spogliatoi per leggerci a voce alta la spietata lista di convocazione. Chi non veniva convocato se ne …
Felicità è un nome d’arte, di più, un manifesto programmatico, una dichiarazione d’intenti, una promessa mantenuta.
Il Circo Felicità viaggia leggero, non usa gli animali, ma a ogni sosta sfama con piacere gatti denutriti, cani randagi, roditori con l’artrite e ogni tipo d’uccello che si adatti a becchettare briciole e bacche di sambuco.
È un circo di …
Dalla finestra della piccola palazzina vedo che si intrufola tra le tende di macramè da mercato. È così bassa che la testa appena tocca il davanzale, ma non è minuta. Lo capisco dall’accenno di spalle, largo quanto la finestra a due ante.
Duemila giorni con le mani nella colla, nella carta con la colla, tre giorni con le mani nella pittura azzurra. Poi le mani allacciate sopra la pancia, strette da funi dietro la schiena senza più pennelli, colla e pittura azzurra. È notte ma tanto poi arriva il sole, dopo una notte che comincia quando non …
Si era adagiato mollemente tra le coltri della massa, tra testa e testa lui si scaldava e otturava le orecchie –varco spaventoso per ogni subdola malattia-. La bocca, sapeva bene, era un altro grave problema: a contatto con ogni forma di virus e di infezione. Preferiva così attendere che anche gli altri l’aprissero, confidando che …
Ramon stasera (ore 19.30-20.00), 23 gennaio, la temperatura più o meno la potete intuire, ha già bevuto e ha dei puntini rossi sul viso non per il vino ma per via della sacrosanta voglia soddisfatta in quel luogo repressivo che è la sauna gay giacché ormai quello è l’unico modo, poco originale per altro, di …
“Ciao Giovanni, benvenuto, accomodati…”.
Mi stringe la mano e con il palmo mi indica la sedia ergonomica. Perché questa strana donnetta con il volto vissuto e sproporzionatamente oblungo mi dia il benvenuto nel mio ufficio è tuttora un mistero. Gira intorno alla scrivania provocando uno scalpiccio di tacchi che mi irrita. Da sempre. Sarà che mia madre …
La nonna ci tirava su ad acqua fresca e tre gocce di zammù, l’anice che la ditta Tutone imbottigliava ininterrottamente dal 1813, da quando Bolivar s’era preso Caracas e tutto il Venezuela, dove il nonno aveva due fratelli e tre cugini che erano andati a cercar fortuna lì, sognando di divenir ricchi tanto da farsi …
L’altra sera tornavo in macchina da un posto che non mi ricordo.
Da un posto che non mi voglio ricordare. Era notte, buia notte.
In macchina non avevo acceso il riscaldamento, perché, non so, mi sembrava fortemente ipocrita. Ma faceva un freddo lupo. La faccia illuminata solo dal quadro blu acceso, in testa solo il fischio del …
L’uomo pensa che sia inutile indagare il motivo del ritardo. Gli basta sedere al bordo del binario 3 e tenere le mani in grembo, raccolte come applicazioni in rilievo sui quadroni del paltò.
L’uomo non ha l’abitudine di aggiungere ansia superflua ai risucchi del vuoto. E ogni ritardo è un vuoto che disorienta il tempo che …
Era un valligiano tranquillo, il Murat. Abitava in una grande casa di pietra che un tempo aveva ospitato una famiglia di dodici persone. Poi, la miseria ed i casi della vita si erano portati via tutti i fratelli di quel ragazzone buono a far tutto, tanto che in paese lo chiamavano Jolly. Andava dovunque ci …
La vasca da bagno è il mio rifugio. Mi piacciono le volute di vapore che salgono verso il soffitto, mentre il rubinetto aperto al massimo riversa giù in uno scroscio l’acqua bollente. Con la porta chiusa l’aria della stanza da bagno si riscalda rapidamente, i vetri della finestra si appannano fino a che non scompare …
Ambrogio stava incollando sull’album le foto della sua ultima preda, l’Elisa, quando andò via la luce. Era una sera di fine Agosto e lui, da buon ligera, sapeva che c’era la luna piena e non c’era bisogno di candele o torce elettriche.
Alzò la tapparella su Viale Argonne, uno dei suoi teatri preferiti.
Era ancora in mutande …
Il ragazzo tornato indietro a riprendere la bandiera del piccolo esercito in disfatta, si nascose svelto dietro un pino. Stringendosi nel tabarro troppo grande, per lui così esile, cavò dalla tasca lo straccio bianco e lo ficcò dentro il cappello: l’esercito avversario non poteva vantare una completa vittoria senza aver conquistato quell’insegna.
Immaginate che tutte le parole della lingua italiana – quelle del passato, del presente, i forestierismi, gli slang giovanili, il gergo (tele)giornalistico, i termini dialettali, i vocaboli degli autori classici e quelli standard, basic, degli scrittori odierni – formino un’enorme piramide, un menhir gigantesco, alto quasi fino al cielo, che a poco a poco si …
Come ti vedo. Ti vedo coi miei occhi leggeri, ti guardo di mattina con la luce che filtra dalle tende marroni, sono tende decisamente anni settanta, e la tua vita quieta e senza stile mi fa piangere. Nel tempo libero fai cose come piantare tre diversi tipi di insalata nell’orto, cambiare i mobili della cucina, …
Ti dirò con voce ferma e gentile che voglio capirti, che posso e voglio prendermi un impegno con te. Pratiche urgenti, nuove commesse, clienti vip e miraggi di promozione aspetteranno fuori dalla porta dalle sei di sera fino alle otto dell’indomani, e affari loro se si spazientiranno.
Devo averci fatto l’abitudine o cosa, come con la pendola in casa dei miei, ad esempio, quando i colpi sordi che segnavano i secondi avevano coperto tutto lo spettro acustico dell’ambiente, restituendo una versione contaminata di quello che comunque – in virtù di una segreta e generalmente accettata convenzione fra apparato uditivo e fisica acustica …
È mezzogiorno a Lacanas. Guardate il campanile: le lancette dell’orologio sono una sopra l’altra. Lo vedete Gianfilippo Mannoi fermo nella piazza? Lo sentite?
Sta dicendo: “E’ stato lui, ho le prove”. Lo sta dicendo sottovoce. Vicino a lui non c’è nessuno, forse sta parlando a se stesso.
Gianfilippo è considerato l’uomo più saggio di Lacanas, colui che …
dedicato a Paulo Colhón Conselho
Il bello della morte
è che noi non ci saremo
al nostro funerale
Prima di morire di fame e di stenti nel ristorante più lussuoso della capitale, mio nonno mi diede un consiglio che non dimenticherò, un consiglio che mi ha cambiato la vita e che ora voglio passare a voi con la stessa …
Stephan era un ragazzino vivace. Parlava sempre, e giocare nell’intervallo era il suo divertimento preferito. La scuola sorgeva in un quartiere decentrato di Nizza: una bella zona, piena di piazze e giardini. I muri dell’edificio erano bianchi, e il cortile gli sembrava immenso.
Adesso il problema sarebbe stato persuadere i vicini, abituarli gradualmente alla sua presenza nel condominio anche nel fine settimana.
Occorreva mantenere un’apparenza di normalità, di routine. E nel frattempo continuare a fingere per un po’, contemporaneamente cercando un motivo, una spiegazione plausibile.
Qualcuno una volta mi disse che si sentiva come se vivesse a memoria. Allora non riuscii a capire quella strana riflessione. Che voleva dire?
R 11337 Cornigliano, notte
PADANIA TI AMO. TERRONI RADICE DEL DISORDINE.
Sua madre gli aveva fatto fare un culo di gomma che così ci si strascinava per la casa e poteva giocare con le grette nel corridoio: a fare i giri d’Italia e del Mondo, persino, gare impossibili come la Genova-Kiev con più di cento tappe tirate …
Eccola lì, Antonia, immobile davanti alla finestra della cucina, seduta su una pila di strofinacci.
– Ma cosa fai qua, nonna?
– Stiro. La nostra casa no xe vecia.
– Non ha detto vecchia, ha detto antica.
– I tedeschi xe gente cativa. Bombe.
– Non sono tedeschi.
I Klopf venivano dall’Austria profonda e ogni estate migravano miti verso il mare, …
Si spalancò di brutto la porta a vetri, rattoppata con scotch, con un SBRÀÀÀM!
Per lo schianto, clangore e tremolio di cristalli, rivoli, ruscelli di vapore condensato scivolarono giù per le lastre a disegnare sul palchetto grigio e corroso ( già di buon rovere giallo) nuove mappe e corsi di torrenti copiosi di polveri e festuche.
La nascita di una parola arriva da uno stagno lontano dove i ragni d’acqua giocano a rincorrersi. È una distesa placida tra il liquido denso di umori nascosti e il solido adagiarsi di materiale inerte. Si sviluppa un segnale che sale come una bolla d’aria in superficie, corre tra mille ostacoli e arriva a destinazione. …
Ombre di rami in movimento sul muro che chiude un condominio come una porta di servizio. Questa la vista dal finestrino. I passeggeri sembrano accorgersi solo che il treno si è fermato alla stazione di Saronno. E infatti c’è chi scende, giù fino alle scale.
Scendo dall’auto, dopo trenta chilometri di buio, è mattino. Vado in classe, come tutti i giorni.
Arrivano poco per volta, chi da solo chi in piccoli gruppi. Ci sediamo tutti intorno al lungo tavolo, neanche oggi sono riuscito a prendermi la sedia imbottita dell’insegnante.
Comincia a parlare Liban, che ha solo venticinque anni, ma già tre figli. …
Una di quelle notti d’estate alla Bradbury, in una di quelle cittadine di provincia sul lago, abbellite da un lunapark a conduzione familiare con la ruota panoramica che un bambino potrebbe fare col Lego, con il calcinculo che i più intraprendenti occupano ‘culu militari’ dalle cinque del pomeriggio fino a sera inoltrata conquistando fazzoletti variopinti …
il corpo andava con te. Cambiavi umore e ti pettinavi così e le cose ti avvolgevano agili, era sempre piena estate o l’inverno più crudo o primavera gentile o un autunno sbadato, o bene l’ombra indaco dell’ultima luna di agosto sul cielo turgido traendo in inganno.
Quando si arriva alla stazione di Bolzano la sensazione che si prova è quella di trovarsi nel mezzo di una catena di iceberg alla deriva. Le cime frastagliate e appuntite sembrano quelle di una cattedrale e la preghiera del volontario che mi accoglie, è di seguirlo a piedi fino all´albergo. Camminiamo per la strada principale …
Con la bella stagione lo portavano in campagna dai nonni. Trascorreva la mattinata con i figli del mezzadro, a costruire fionde e aquiloni, ad arrampicarsi in cerca di nidi e a nascondersi nei fossi o nel fienile, finché la voce della nonna lo chiamava per il pranzo.
“Lodiamo troppo spesso a torto la coltre di neve che qualche volta, nell’anno, copre i luoghi e le cose a noi familiari” – Così ragionava Otto Abendmann, avanzando nella notte, il cielo rischiarato dal bagliore roseo della nevicata silenziosa.
Sulle prime, il cacciatore l’aveva detta una zecca. Si era sistemata sul fianco sinistro del suo cane, da dove pendeva come una piccola mammella. Quando fece per toglierla, il cane gli mostrò i denti, e guaendo leccò la zecca come se, toccandola, il cacciatore lo avesse ferito ingiustamente.
Mairas continua a guardarsi le mani, le tiene aperte, fissa le nocche e gli esagoni di pelle. Guarda se c’è un tremore, una vibrazione minima. Sono ferme, come lo erano ieri, ma ieri, adesso, è un tempo lontanissimo.
L’ultima casa resisteva a ogni vento, ma cigolava fin nelle ossa. Era inclinata come certi alberi, con le radici di fuori, che l’onda quando batteva forte gliele bagnava d’acqua salata, e poi il sole le sbiancava come dita. L’ultima casa non ci poteva niente, ad abbatterla o anche solo a scoraggiarla.
Il vecchio si svegliò perché le tortore parevano impazzite e sfogliavano la coda.
Spettinate baruffe di conquista sul filo della luce, a mezzo del cortile di ortensie e di peonie.
Si ritrovò sul fianco, il braccio intorpidito.
Dormiva così, quasi ancorato al bordo, dove il materasso conosce l’orgoglio di una increspatura: argine lieve, prima del vuoto.
Di notte ancora possiamo far ritorno alle nostre case e camminare come un tempo per le strade. Lanciamo allora nomi contro il buio, per dirci salvi in mezzo a tutti gli altri. Ripetiamo a voce alta un elenco di vicoli e ricordi e mandiamo a memoria la descrizione degli oggetti più comuni, per non smarrire …