Novantotto – Icone

Clara non ha mai posseduto una macchina fotografica. Preferisco le cose vere, diceva. Ricordare.

Allunga le banconote al ragazzo alla cassa, riceve il resto, lo scontrino. Esce dal negozio, la scatola nuova in una busta di plastica.

Guida fino a casa.

Scalcia le scarpe, apre la scatola sul tavolo in cucina. Legge le istruzioni in inglese: non sa di aggeggi elettronici, ma ha talento per imparare come funzionano.

I primi flash riescono mossi o sfocati. Li scruta nel display.

Deve migliorare. Sistemare la messa a fuoco. Aver polso più fermo. Calcolare le fonti di luce.

Armeggia con i pulsanti, ottimizza la risoluzione.

Il primo soggetto serio è il comodino in camera da letto, dalla parte dove dormiva lui. La foto esce luminosa, nitida, centrata. Quel che cercava.

Seguono altri scatti, secondo una strategia prefigurata, ma che solo ora si definisce: il televisore in soggiorno, due vasi d’arredo, una lampada a piantana, un cuscino e la sedia su cui riposa.

Quando ha fatto, Clara posa la fotocamera, torna sui propri passi.

In camera si piega a spostare il comodino. Lo trascina fuori dalla stanza, poi fuori dall’appartamento, in ascensore. Esce a pianterreno, strascica il mobiletto in strada. Lo lascia accanto ai cassonetti sul piazzale di fronte.

Si pulisce le mani sui jeans.

Torna di sopra, riserva lo stesso trattamento agli altri soggetti delle foto scattate.

Porta fuori, torna di sopra.

Ha le mani rosse, mal di schiena. Accende il portatile, installa il software dal CD allegato. Lancia delle stampe di prova, ne è soddisfatta. Sfila dal vassoio i fogli ancora caldi. Li posiziona nei punti della casa dove prima c’erano il comodino, il televisore, i vasi, la sedia, il cuscino. Li appende al muro con una striscia di nastro adesivo, li deposita sul pavimento.

In breve, al posto degli oggetti, ci sono le loro riproduzioni a due dimensioni. A colori appena sgranati, su foglio A4.

Fra pomeriggio e notte Clara fa molte sostituzioni. Mobili, soprammobili, libri, utensili: cose sue, cose di lui, cose che hanno toccato, usato entrambi. Tutte vengono rimosse e accatastate sul ciglio giù in strada; poi sostituite, dentro, dai corrispettivi cartacei.

Sotto la luce elettrica, l’appartamento diventa una collezione di icone malferme.

Clara è esausta. Gli occhi che bruciano, contempla la propria opera. È fiera di se stessa. Contenta che ci sia ancora lavoro da fare.

Immagina con un ghigno cosa potrebbe un colpo di vento.

Si corica sul materasso superstite. Prima di cedere al sonno, scatta un’ultima foto.

È tardi, non ha voglia di andare a stamparla. Questa, giura fra sé, è la prima cosa che sostituirò domani.

di dottorcaligari, Verona,  (http://dottorcaligari.altervista.org/)

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