Il silenzio è freddo e buio, le scarpe schioccano sull’asfalto umido, scivolano sul pavé. Un cane con un orecchio storto fruga in un angolo del portico tra le cartacce ammucchiate dal vento che viene dal Po.
Le scritte nere sul muro dicono “V. ama S.” e “andate tutti affanculo” e “mi resterai sempre nel cuore”, ma il nome non si legge più.
La saracinesca del bar liberty scende fragorosamente, frammentando in losanghe sbilenche il cono di luce sulla piazza. L’eco si smorza subito contro le arcate grigie.
Dal ponte sale una nuvola umida che rende opachi i lampioni, gocciola sui capelli e sui vestiti, ma le rotaie si vedono bene. Lucide diritte vengono fuori dalla Gran Madre, vomitano l’ultimo tram che cerca il deposito e salta la fermata.
Il ragazzo ha i capelli lunghi da indiano e una bandana rossa che gli stringe le tempie e cammina incerto vicino al muro, guardando sempre in terra.
Ogni tanto si ferma e si appoggia con la mano all’intonaco scrostato, ma gli occhi non li alza mai. Il giubbotto grigio è vecchio e sporco di grasso, i jeans sono strappati sul ginocchio, a ogni passo si vede spuntare la pelle chiara. Lui ha l’aria stravolta e parla a bassa voce, dice “la legge è uguale per tutti, cristo, io ho fatto tre anni dentro, la legge è uguale per tutti”.
di Euro Carello, Nichelino, Torino (www.eurocarello.it)
c’è troppo silenzio qui. è molto particolare questo istante. ciao. sara.