Novantatré – A CIASCUNO IL SUO

Era il diciotto di agosto.
Antonio Proverbio aveva compiuto ottantatré anni.
Esattamente cinque anni prima si era stufato di stare sempre a casa davanti alla televisione con il plaid sulle gambe, che erano un po’ malferme e che non gli consentivano più la passeggiata sino al bar Monumento.
Antonio era conosciuto da tutti.
Chi era capitato in paese, per caso o per necessità, pensava che Proverbio fosse un modo di dire,  un soprannome. Ché lui, effettivamente, sin da quando era giovane, ne aveva uno per tutti. Invece no. Era proprio il nome suo. Quasi che, nomen omen, ci fosse un destino a governare il cammino degli uomini.

Di mestiere era falegname e alla sua bottega, in una traversa mancina di corso Italia, chi per una cosa chi per l’altra, erano passati tutti. Michele, suo figlio, invece, non si era mai sporcato le mani. Era entrato in banca lui. L’occasione fa l’uomo ladro ripeteva Antonio quando guardava Michele, che ricambiava pari sguardo dietro al suo paio di lenti spesse con la commiserazione e la saccenza che certi figli hanno verso chi pensa non abbia nulla da insegnar loro.
Figuriamoci un falegname ad un ragioniere!
Tonino e Marcello non ne avevano voluto sapere di studiare. Marcello era salito su a Milano a fare il pr nelle discoteche. Tonino era rimasto lì. E dopo le medie era andato a bottega dal nonno. Ora, la Falegnameria Artigiana Proverbio continuava la sua attività grazie al nipote.

Antonio, da cinque anni a questa parte aveva preso, dunque, a stare seduto, dalle undici del mattino sino alle sei di sera sulla seggiola fuori dalla porta di casa. Sole o pioggia, caldo o freddo, sotto la sua tettoia, guardava la gente passare. Faceva un cenno di saluto. Due parole. Un sorriso a chi gli portava un caffè o gli offriva una sigaretta o una pasterella, la domenica. E poi, ripeteva come una litania, quello che, per lui, aveva da essere il proverbio del giorno.
Signora Maria, chi dorme non piglia pesci.
Maria scuoteva il capo, che fra tre figli, Andrea, Matteo e Francesco, il marito, il lavoro di maestra, e la zia Carmela da accudire, quando mai poteva dormire…
Dite bene Antonio, dite bene… e si allontanava.
Il giorno appresso, Augustino fu il primo della giornata. Non s’era sentito bene ed entrava a scuola in ritardo, ma aveva la giustifica.
Corri corri, che la gatta frettolosa ha partorito i gattini ciechi.
Mbè? Pensava lui, che m’importa? A me importa solo che non m’interroga la prof di italiano.
E correva via.
Ogni santo giorno che dio mandava in terra, c’era un proverbio che, da mane a sera, passava di bocca in bocca. Delicato come un bacio leggero che ti induce al sorriso, prima d’esser dimenticato.
Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi… Livia ebbe un sobbalzo, che, forse, in paese si sapeva qualcosa della sua storia con Don Raffaele? Uggesumariasantavergine… qui bisogna stare attenti…
Smorzò un saluto ad occhi bassi, come ogni colpevole colto in fallo.

La magia era che tutti si sentivano toccati dalle sue parole. Tutti, tra i propri fatti e i propri pensieri trovavano lo spazio per far accucciare il proverbio del giorno, come un gatto ai piedi del letto. E farci due considerazioni, una riflessione, una carezza. Un’alzata di spalle o un corrugar di fronte. E poco importava che si ripetessero, talvolta. Ché lui, Antonio, ne conosceva tanti, sì, ma era impossibile conoscere tutti i proverbi del mondo.

Il ventitre di agosto faceva un caldo da togliere il fiato.
Antonio aveva un filo di voce che dipanava, schiarendosi la gola.
Fino a sera, dispensò, con parsimonia, rosso di sera bel tempo si spera.

L’indomani mattina, il cielo aveva quel biancore di latte che sembra innervato di piccoli lumi.
Chi alzava gli occhi, pensava che fosse finita l’estate. Ogni anno era così.
All’improvviso si scurì il cielo dietro ai colli, poi i lampi squarciarono San Firmino Val di Taro a metà, come un’ascia, il ciocco.
Fitta fitta venne a scendere acqua sopra tutte le cose.
Sì … bel tempo si spera… Antonio, ieri, proprio non ci ha preso, pensavano tutti.
La seggiola vuota fu un segnale.
Antonio non s’era sentito bene.
Alle 11.42, il dottor Baronio, medico condotto, abbassandogli le palpebre e asciugandosi una lacrima, ne certificò il decesso.
Ché, si sa, contano più gli esempi, che le parole.

di [[ el miedo escénico ]], Torino (http://caterpillar.splinder.com)

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4 Commenti

  • Cielo a pecorelle complimenti a catinelle!

  • L’uomo crede vero tutto quello che desidera.

  • stretta la foglia, larga la via, dite la vostra che ho detto la mia…

    undulant … me li sono presi tutti.
    (che ero pure senza ombrello)

    salvatore mulliri … triste è quando non si desidera più nulla.

  • Il bello dei proverbi è che presi uno alla volta dicono sempre la verità e messi uno di fronte all’altro non fanno che contraddirsi e negarsi: Chi fa da sé fa per tre / L’unione fa la forza // L’abito non fa il monaco / L’abito fa il monaco. // Meglio solo che male accompagnato / L’unione fa la forza…