Novantadue – Anfri

Tac-tac-tac,  tre colpi secchi per compattare il tabacco appena rollato.  E’ un’arte.
Felice è appoggiato alla colonna vicino all’ingresso del Cinema Corso, col capo reclinato e quasi totalmente nascosto dal Borsalino grigio scuro. Il bavero del cappotto è alzato, fa molto  freddo.

Brenno come ogni  mercoledì,  torna dal turno in fabbrica a cavallo della sua  rossa  bicicletta e lo guarda  mentre gli passa accanto:- Ehi Anfri, anca sta’ sìra  ‘nà morosa nova?(1)
Felice gli fa un cenno con la mano e alza le spalle sorridendo.
Brenno è un vecchio amico d’infanzia che gli vuole molto bene. Fu lui ad aiutarlo a cercare Silvia, la sua fidanzatina, dopo il  bombardamento del giugno del ’44. La trovarono morta, senza un graffio, riversa su un tavolo della Bocciofila, forse un colpo al cuore per la paura.
Fu Brenno ad aiutarlo a seppellirla, a confortarlo nei giorni e nei mesi a seguire, quando lui, dalla disperazione, voleva andare coi tedeschi. Brenno e sua moglie, l’Alina, in quel periodo lo invitarono tante volte a casa loro, a pranzo e a cena, tanto che sua mamma Bruna gli chiedeva se sapeva di avere ancora una madre al mondo. Ma anche se a sua madre Felice ha sempre voluto bene, era con Brenno e Alina che  riusciva a parlare di nuove prospettive di vita, di viaggi in America, e chissà, in futuro, anche un nuovo amore.  Sono passati anni, da allora. Ora è da un po’ che non va a cena da loro, l’Alina è all’ottavo mese di gravidanza e si stanca presto con altri due figli e il marito da accudire.

Tac-tac-tac ancora tre colpi secchi per compattare il tabacco.  Una bella boccata piena e le volute di fumo, fuoriuscendo sinuose da sotto la tesa del cappello, si perdono in alto velocemente.
:- Anfri, ‘stà sira l’è la volta d’là Sofia? (2)
Ennio, il custode del palazzo di fronte al cinema, ogni sera alle dieci  in punto, prima di andare a dormire, esce per guardare chi c’è in strada, e controllare che sul muro del palazzo non ci siano scritte pericolose. Fu lui ad essere picchiato perché qualcuno scrisse nell’ingresso:- L’ENNIO E UN FASISTA!!
Lui non fu mai fascista, nemmeno partigiano. Ennio non fu mai niente, ma questo, quel giorno, lo pagò  quasi con la vita. La guerra ti scova, anche se vuoi essere invisibile.
Non è suo amico, ma non si nega il saluto a nessuno, così gli ha insegnato la Bruna, per cui Felice gli fa un cenno di assenso col capo.
:- Mè a preferès la forastèra, com l’as-ciàma? La Ingrid. Colà sé c’l’è boùna! (3)
Esclama Ennio prima di girare sui tacchi e rientrare nell’androne, alzando il braccio in forma di saluto.
:- Eh no! Esclama il dottor Fanti, che nel frattempo è uscito dal bar, : La mè preferida l’è seimper la Gina, belà c’me’l sol! (4) – Dai Felice, perché non vai anche tu in America a fare un bel viaggio?
Gli chiede sorridendo, dandogli una pacca sulla spalla.
:- E smettila di aspettare  che escano le attrici del cinatografo! Non possono uscire dallo schermo, quelle rimangono lì, anche per il giorno dopo e quello dopo ancora. Vai alla balera sabato sera e cerca una ragazza che ti piaccia e chiedile di uscire. Felice, Felice, ti voglio sposato entro la fine dell’anno!
Il dottore del paese, sorridendo, si allontana con passo deciso, fino a scomparire nel buio della piazza.

Tac-tac-tac tre colpi secchi per compattare il tabacco. Sofia e Gina e Ingrid non potranno uscire nemmeno questa sera, e nemmeno domani sera e mai.
Anfri in cuor suo, questo l’ha sempre saputo, ma era una buona scusa per continuare a sognare e non soffrire più. Questo avrebbe voluto rispondere al dottore, che la fa così facile.
Magari, glielo dirà un’altra volta.
Nella fioca luce dei portici, echeggiano le note storte del violino dell’insonne Marino, il fornaio, che avrebbe voluto diventare come Paganini.
Lui e Marino in fondo sono molto simili, storti alla vita, come le note del violino.
Felice accende la sigaretta e un bagliore di fuoco illumina la punta del naso aquilino. Tra poco finirà la proiezione e potrà tornare  a casa.
La Rosa lo guarda dalla finestra là in alto, scuote la testa e pensa:- Pòver fiol…

(1) Anfri, anche questa sera una fidanzata nuova?
(2) Anfri, questa sera è la volta della Gina?
(3) Io preferisco la straniera, come si chiama? La Ingrid. Quella sì che è bella!
(4) La mia preferita è sempre la Gina, bella come il sole.

di Sgnapisvirgola, Reggio Emilia   ( http://sgnapisvirgola.splinder.com)

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