La casa è giù, giù in basso, e la valle è così stretta e profonda che agli abitanti della casa pare di essere al fondo di un imbuto; e sembra loro che la neve che scende ormai da quattro giorni scivoli giù per i pendii ripidi e si raccolga tutta intorno alla loro dimora di pietra, fino a soffocarla nel bianco e nel silenzio. Ma sbagliano, perché c’è neve, ed è ormai molto alta, anche sulle creste che chiudono la valle e sul piccolo cimitero in cima ad una collina, che dona alle tombe una veduta piuttosto ampia su quest’angolino di mondo.
Dentro al cimitero ci sono le tombe di numerosi familiari e parenti morti nel corso dell’ultimo secolo; e dovrebbe esserci anche il nonno, ma non c’è. Non c’è perché è morto quattro giorni fa, mentre i primi fiocchi facevano la loro comparsa al fondo dell’imbuto, e non c’è stato modo di portarlo via, con tutta questa neve; non c’è perché è ancora in casa, sdraiato sul letto, zitto zitto, e il suo silenzio si confonde con quello della neve e con quello della famiglia, che di là si scalda davanti al fuoco: qualcuno vi getta i gusci vuoti delle castagne appena estratte dalla cenere.
Il prete ha fatto in tempo soltanto a somministrare i sacramenti, poi si è gettato fuori, in mezzo alla neve che già si ammucchiava, diretto alla sua chiesa in cima all’erta. Sono rimasti d’accordo che appena avesse smesso sarebbe tornato, e avrebbe accompagnato la bara nel tragitto verso il cimitero.
Per quattro giorni, tuttavia, non ha smesso di nevicare; e quando nevica il mondo si ferma e la natura smette di fare il proprio corso, per cui neanche ai morti è consentito prendere iniziative. Così, sotto la neve, il nonno è restato in casa, e per quei quattro giorni è rimasto ancora uno della famiglia. Di là sul letto, sia pure in silenzio, sembrava osservare i bambini annoiati e le donne che tiravano la sfoglia di polenta.
Poi ha smesso di nevicare, e allora è stato il momento di portarlo via. Gli uomini hanno fatto la rotta, scavando una via nella neve con pale e vanghe. Il prete non poteva però avventurarsi in fondo alla valle, con la neve che gli arrivava a metà tonaca e anche più su; allora dalle case vicine hanno urlato che avrebbe aspettato il morto su in alto, al cimitero, e chissà com’era arrivata quella notizia. In ogni caso, le donne e gli uomini della valle hanno accompagnato la famiglia e la bara grezza su per la salita: le donne hanno recato conforto con i rosari, gli uomini con le pale.
Com’è la norma dopo le lunghe bufere, il cielo era pienamente terso, e il freddo era acutissimo: i raggi ghiacciati del sole si infilavano nei panni rozzi e pesanti dei contadini come coltellate. La bara, la si portava a slitta o a spalla a seconda dei tratti; per quattro chilometri le donne hanno mormorato qualcosa nel latino delle campagne marchigiane, mentre gli uomini si sono sforzati di trascinare la bara e trattenere le bestemmie. Alla fine, il corteo accaldato e gelido ha raggiunto il cimitero, dove il nonno, calato in una buca nel terreno sgomberato della neve, è potuto morire anche socialmente, ed ha abbandonato la famiglia.
Il corteo funebre si è ritrovato in seguito nella casa in fondo alla valle, dove si sono date pacche sulle spalle e si è bevuto del vino rosso; il nonno, piantato nella terra, è rimasto in alto, a vegliare sui campi e i boschi dove vive e lavora la famiglia, dove è vissuto e ha lavorato lui. Un merlo nero è atterrato sulla tomba, attirato dalla terra smossa di fresco, ed ha zampettato un po’ in cerca di cibo; poi è sparito in tutto quel bianco.
di Tamas, Arcevia, Bologna (http://gattusometro.blogspot.com)
Mi piace molto questo quadro sui toni del bianco; chiaro e terso, come il paesaggio che descrive.
Lo lascerò a Roma…in piazza di Spagna, vicino alle panchine.
Grazie. L’idea mi piace molto.
è piaciuto molto anche a me
intimismo trattato con insolita e garbata ironia.
“Garbato” è una di quelle parole (e di quei concetti) che mi farei scrivere sulla lapide. E anche insolito, a pensarci bene.
Grazie per i complimenti, dunque.
venditi un paio di chili della capacitá che hai di scrivere, che tiri su due soldi. tanto te ne resta per te e per le tue prossime tre generazioni
Al momento posso affittare settantacinque chili di me, ché sono disoccupato. Per il resto, come autore affermato (ho venduto tre libri) posso consigliare il mio percorso a tutti gli aspiranti scrittori: tornate bambini, iscrivetevi alle elementari di Arcevia, andate giù per le discese con la sacchetta quando nevica.
Secondo me funziona.
(Posso dire la mia? Tamas, non cedere nemmeno un grammo di quella capacità ché da te si trova in ottime mani. E occhi. E cuore.)
smetta di schermirsi e vada a scrivere, vada.
discesa con la sacchetta. fatta (ma anche con pneumatico, e poi anche con bob di varie fogge e colorazioni)
Io non cedo niente. E qualcosa ci farò, penso.