Le sedie sono addossate al muro in perfetto ordine.
Incolori. Solitarie. L’aria del primo pomeriggio sa di deserto e di provincia. Lontano si sente il rumore del treno come se fosse notte. Dalla strada si alzano strisce di calore piene di immagini danzanti. Le serrande sono quasi tutte abbassate. Solo su una di queste sedie, siede un ragazzo con i calzoni corti ,la faccia gonfia ,che fuma continuamente. All’improvviso ride, ma è un sorriso amaro pieno di pianto e di voci che gridano solo nella sua testa.
Non ci si fa neanche caso in quella solitudine ma quel ragazzo ha una storia di paura alle spalle. Nera. Terribilmente nera.
Era sempre stato ribelle Nicolino detto o’pitone per la sua abilità di sgusciare, di schivare le situazioni pericolose
Un talento naturale per le occasioni mancate, per le storie che vanno dove non devono andare,inesorabilmente giù verso il fondo. Ma il tempo delle nostre piccole paure era cosi lontano che non si riusciva a vedere neanche all’orizzonte. Il cielo aveva lo stesso colore del mare per tutti Lo stesso colore dell’incoscienza .
Poi sono arrivate le nuvole. Tutte insieme.
Ci sono cose che mi piacciono tra i miei ricordi. Le pastiglie Valda la scritta Apotekhe il cinque luglio del Sarrià gli anni buttati il cielo bucato i pini marittimi i lapislazzuli gli sciarri gli zigomi le clessidre e le costellazioni gli azzurri dei disordini e i chiaroscuri i limoni e il basilico il sistema solare le figurine panini
Ci potevi giocare pomeriggi interi con le figurine.
Soprattutto a’ pastora. Si giocava sul terreno battuto con la pastora che di solito era una pietra ricavata da vecchie mattonelle di marmo e si doveva colpire o’licchetto un sasso al di sotto del quale c’erano le ambite figurine in modo da allontanarlo e allo stesso tempo coprirle con il proprio lancio
Nicolino era il migliore tra i guaglioni della piazza e quel terreno il regno dei suoi trionfi. Aveva senso misurava le distanze le diagonali dava effetto alla pietra disegnava traiettorie impossibili ci sapeva fare bene. Maledettamente bene
Forse i primi rancori sono iniziati là
Tra le cose che mi piacevano.
Era stato capace di superare facilmente qualsiasi difficoltà
Come quel giorno in cui aveva sparato ai carabinieri solo perché lo avevano guardato una volta di troppo, o quando aveva deciso che sul muretto di destra della piazza che costeggiava il vecchio municipio, nessun altro avrebbe potuto vendere liberamente la merce. E per farsi capire aveva lasciato li in bella mostra il suo coltellino che nessuno per giorni aveva osato toccare. Per anni interi quando passavo di lì mi salutava sempre e mi ero abituato a lui come alle panchine smangiucchiate dal sole agli alberi, alla fontanella del centro
Poi un giorno è scomparso.
La notte del 26 aprile 1986 il reattore numero quattro della centrale nucleare di Cernobyl in Ucraina esplose Quella stessa notte con la morte che si sparge portata dal vento, ci sono gli animali di una stalla a metà strada tra le campagne infestate e le prime alture di una collina. Sono animali nervosi, furiosamente agitati.
Dietro questa baracca fatta di lamiere e pali di legno marciti c’è una specie di spazio coperto alla vista da un folto mucchio di alberi. Tutt’intorno si leva forte la puzza degli escrementi mista a fango e foglie cadute dai platani
Si sente un lungo ululato e poi solo silenzio
La terra si apre. Come per magia
Dalla collina qualcuno vede scendere un fantasma
E’ un ragazzo ricoperto completamente di fango e terra che perde sangue dai piedi
Gli occhi bianchi sono le uniche stelle che splendono nella buio della notte.
Sono i suoi occhi
Sono gli occhi di Nicolino
Qualche giorno prima è stato prelevato per strada e incappucciato con un sacco di tela umida e nera
E trascinato al luogo della sua sepoltura,ancora vivo
Sapeva troppe cose e dava fastidio
Per la sua arroganza per quella sua perfetta superiorità perché diceva in giro di non aver paura di niente e di nessuno
Qualcuno dice che quella notte le urla hanno conteso gli spazi al silenzio. Altri invece che ridesse mentre gli sparavano ai piedi. Altri ancora che piangesse come un bambino mentre scavava la sua fossa.
Voci ,solo voci come quelle che adesso corrono nella sua testa
La verità è rimasta chiusa per sempre sotto quella terra insieme alle scorie e alle nostre figurine di carta
Tutto in una notte.cava sul terreno battuto; con la pastora si doveSiocava su
Ci sono cose che non mi piacciono tra i miei ricordi
Il quarto potere, il quinto ginnasio, il sangue sotto il sole,la puzza dei cavolfiori,il rumore del mare,le notti buie,le cattiverie,le fabbriche di pomodori,il primo bacio non dato.
Ho un piccolo elenco di parole che sembrano essere andate fuori corso
Ci penso spesso quando mi arrivano giorni in cui il sole fa fatica a bucare le nuvole
Parole imparate su quel campo di terra insieme alle regole del gioco
Come fossero vincoli assoluti in cui credere .
Parole per cui ridere morire vivere litigare
Dimenticate come le vecchie mille lire
Con quella faccia di Giuseppe Verdi che ti faceva compagnia e averne una soltanto in tasca, quando arrivavi al campetto ,ti bastava a farti sentire uguale a tutti gli altri bambini.
Come una frontiera
Al riparo del bene e del male
Due di quelle parole dell’elenco
Pure. Semplici. Elementari.
di Carmine Vitale, Agropoli (http://carminuuu.wordpress.com/)
[...] http://www.microcenturie.it/2010/02/23/ottantotto-chilometro-37/ [...]
Mi piace, questa scrittura.
Un caro saluto da Gianfranco
Carmine, come ti ho sempre detto, sei tra i pochi che io conosca ad aver fatto della propria ossessione per la poesia, un motore di ricerca narrativa. Una scrittura da moderno travelling dello spirito, insomma. effeffe
vabbé ma tu se uno scrittore. e mi piace quando in un racconto c’è la ‘morte’… (che palle la vita se non ci fosse la possibilità in progress della morte).

‘il quarto potere, il quinto ginnasio’ è più che geniale, è una cosa umana, e di umani, grazie al cielo, ce ne sono sempre meno.
‘il sole che buca le nuvole’. (sospiro e penso che per fortuna c’è sempre il sole che buca, sennò come fai a vivere?)
vorrei ringraziare microcenturie per avermi dato la possibilità di partecipare a questa bellissima iniziativa
le parole stesse come estuario cartografia mi fanno pensare alle acque che scorrono verso la terra e ad un manipolo di ombre che corrono attraversano un immaginario confine
grazie,davvero
c.
e grazie effeffe, gianfranco, garrapa.
effeffe dalla mia ossessione sono nati legami forti come doni come la tua amicizia
c.
doppio Carmine,doppia C, narrantegrandepoeta, grazie per la tua scrittura.
: )
grazie a te roby
e a mario
c.