Ottantasette – Deserto

il cielo grigio compatto faceva da fondale ai tetti delle case. era l’ora delle cose imminenti. un istante di particolare inquietudine che E percepiva nettamente mentre, seduto in macchina, aspettava

giunti al loro quarto incontro il dottor M capì finalmente che la donna non avrebbe mai più parlato. infatti dopo un apparente miglioramento delle sue generali condizioni di salute, la donna prese a serrare le labbra e lo faceva sempre più spesso, in modo decisamente ostinato. scriveva con un pennarello nero poche parole oscure su un pezzo di carta. con fare incerto passava il foglio al dottore. la bocca chiusa, al momento del passaggio, piegava impercettibilmente verso l’alto. il dottore non sapeva decidersi, se fosse un sorriso o una smorfia di dolore

pensava spesso al corpo dei suoi pazienti. li immaginava stramazzati a terra. il corpo di rita ad esempio, grande quanto un soldo di cacio, se lo immaginava steso poco prima della macellazione. la moglie del dottore aveva deciso da sola per la blefaroplastica. continuava a ripetere al marito che avrebbe preferito sposarsi un buon chirurgo estetico invece di un neurologo. se non altro avrebbe risparmiato i soldi dell’intervento. lui nel sentire sempre le solite cose, alzava un minimo gli occhi dal giornale poi si alzava per raggiungere il tavolo della cucina e una volta seduto lì, cominciava a tracciare cerchi rossi su carta

questi individui, quasi tutti, stavano perdendo l’uso della parola, chi per la progressione della malattia, chi per scelta e chi per un imprevedibile buco scuro nella trama. ma del resto, che male facevano?

il corpo di rita lo ritrovarono giorni dopo, in una voragine secca nel deserto del mojave. il suo cadavere non era straziato, nè particolarmente sfigurato. stava semplicemente buttato lì dentro da troppe ore e l’espressione del viso era la solita di sempre solo con un occhio chiuso e l’altro aperto. quello aperto guardava fisso nella camera dell’operatore, piombato lì per nutrire il famelico telegiornale della sera. la notizia colpì il dottor M mentre tentava di concludere un cerchio rosso particolarmente impegnativo. fu come essere sputato a terra da un’astronave ancora in volo. mentre fissava l’occhio aperto di rita baluginare verso di lui dal tubo catodico, sentì la prima contrazione al petto. il dolore che lo stese a terra fu affilato come una lama. perse coscienza quasi subito mentre andavano in onda i jingle della pubblicità. su una caterva di smaglianti dentiere immerse in una specie di acqua frizzantina, il dottor M chiuse gli occhi e se ne andò.

di ferrugnoNudo, Firenze (www.ferrugnonudo.wordpress.com)

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4 Commenti

  • breve e intenso, mi piace :)

  • marosit wrote:

    (…e io sono ancora qui a pensare a quell’ “imprevedibile buco scuro nella trama” tessuta dalle non-parole, a questo tuo corpo-a-corpo con le – o delle? – parole…)

  • Surreale, quel tanto che basta.
    immerso in una quotidianità sospesa. in poche parole: perfetto
    quei cerchi rossi così “impegnativi”

  • ferrugno wrote:

    grazie. non l’ho ancora disperso. ho tentato lo scorso giovedì. ho in mente la fioraia di piazza dell’indipendenza, ma preferisco smarrirlo con il sole. ci riprovo giovedì prossimo.