L’arcobaleno di luna l’avevano visto una notte salendo sulla montagna. In realtà non l’avevano visto. Gli arcobaleni di luna non li puoi vedere. Loro avevano solo visto una luna gigante, un cerchio di luce intorno, bagliori al confine della foschia. Ma non sapevano fosse un arcobaleno di luna, gli arcobaleni di luna si vedono solo in fotografia. E’ che di notte l’occhio umano non li percepisce i colori, tutto qui. Vedi solo una gran luce e una luna da schianto. In foto compare tutta un’aureola di colori. Tiepida e pacata. Gli arcobaleni di luna sono rotondi e per tutta una vita sono stati soltanto uno spettacolo per gli dei. Per millenni le persone li hanno guardati senza vedere nulla. Poi sono arrivata le fotografie e li abbiamo visti anche noi. Con l’alogenuro d’argento, che però non è la stessa cosa che vederli dal vivo.
Io non ne avevo mai sentito parlare comunque. Me lo sono inventato un giorno. Arcobaleno. Pioggia e Sole. Chissà se anche la luna ne fa di queste magie. Questo mi sono detto. Su Google c’era scritto di sì. Su Google c’erano anche le foto. E allora mi sono ricordato di quella notte e di quella luna. Sulla montagna. Fra i resti delle mura ciclopiche e quella fottuta luce che accarezzava tutto. Noi avevamo la nostra città da guardare dall’alto. Che era anche una bella città. A guardarla da lì a quell’ora della notte. Una gigantesca colata di luce muta. Incastonata in mezzo al nero delle montagne che erano le nostre montagne. Le montagne dei nostri atavici ritorni notturni, col freddo nelle ossa e la foschia che ti appanna gli occhi. Poi ho pensato FANCULO ALLA FISICA. Ho pensato che gli arcobaleni fino a duecento anni fa non potevano essere altro che magie. Ho pensato alla meraviglia della gente, a quelli che si mettevano in viaggio per vederli da vicino e che da vicino non li vedevano mai. Ho pensato che dev’esserci stato un qualche matto che di mestiere faceva l’inseguitore di arcobaleni. Col suo sogno e la sua frustrazione di vederlo scomparire ogni volta che tornava il sereno. L’ho sentito inventarsi delle storie su un presunto tesoro che si trovava proprio lì, dove l’arcobaleno incominciava, solo per sentirsi meno solo nella sua ricerca. Ho pensato che sarebbe stato bello poter pensare: con la luna piena l’arcobaleno è rotondo. Con i quarti di luna l’arcobaleno viene a forma di falce. Con la luna nuova si forma un impercettibile puntino luminoso. Che a poterlo guardare da vicino si vedrebbero tutti i colori insieme. Il tutto dimostrabile con infallibile evidenza empirico-infantile. FANCULO ALLA FISICA, una volta era più bello inventarsi storie.
Io comunque una volta ho visto anche un arcobaleno di neve. In realtà non l’ho visto. Gli arcobaleni di neve non li puoi vedere. Rimangono impressi in qualche modo nella tua memoria. E un giorno ci ripensi e li vedi. I colori. Me lo sono inventato un giorno. Arcobaleno. Pioggia e sole. Chissà se anche la neve fa di queste magie. Beh su google non ne parlano ma io sono abbastanza sicuro. Gli arcobaleni di neve li puoi anche toccare però. O meglio PENSI di toccarli. Perché ovviamente quando ti avvicini si allontanano. Disfacendosi e ricomponendosi più in là proprio nel momento in cui li stai accarezzando. Proprio nel momento in cui sei CERTO di averli raggiunti. Fai appena in tempo a sorridere di quella magia. Fai appena in tempo a sentirne il calore. Perché come un arcobaleno di pioggia non è né grigio né umido come una giornata di pioggia. Così gli arcobaleni di neve non sono freddi. A guardarli diresti così. Ma non lo sono. Non ci vedo nulla di strano.
Non penso sia stato facile vederne uno. Quella notte. Intanto deve nevicare. E tu non devi accorgerti di nulla. Nevica. Hai la finestra aperta. E non ti accorgi di nulla. Già questo di per sé è abbastanza raro. Poi devi uscire di casa. Nel bel mezzo della notte. Una notte che non hai dormito. E in cui non ti sei reso conto del tempo che passava. A quel punto se vuoi lo vedi. Di fronte a te. O meglio, non vedi niente. Gli arcobaleni di neve non si vedono. Rimangono impressi in qualche modo nella tua memoria. E quando ci ripensi, un giorno, vedi una marea di colori, e capisci di essere stato a un passo dal toccarlo. Che hai fatto appena in tempo a sorridere di quella magia. Che hai fatto appena in tempo a sentirne il calore. E in quel caso. Per fortuna. Non c’è FISICA che ti sappia spiegare nulla a riguardo. Sai solo che vuoi rivederlo.
Ancora un’altra volta.
di Nicola Falomi, Perugia
pinchon. fanculo alla fisica classica e viva quella quantistica. bello.
Bello, mi ricorda la mitica “White arrows of my Dreambow” di D.Bowie…
Io però muoio dall’urgenza di dirti che i moonbows esistono, sono frequenti soprattutto in inverno, e noi, da queste parti, quando li vediamo diciamo “toh, la luna ha l’alone, è luna da neve” e puntualmente di lì a poche ore, quasi sempre nevica!
si si, i moonbow esistono.io parlavo più avanti della “non esistenza” degli snowbow.
anche se in realtà ad essere precisi dopo aver scritto il pezzo, cercando sempre su google, sono uscite fuori delle foto scozzesi in cui si vedeva un leggero arcobaleno in seguito a una nevicata
Ebbravo Nico. Forte davvero.
L’anafora paga sempre.