Mi basta tenerti la mano oggi per non sentirmi senza appoggi domani. Mi piace parlarti quando non puoi sentirmi, quando non puoi giudicarmi, quando non puoi rispondermi. Trovo delizioso il tuo tacere, il tuo dinamico non esserci ora che ho bisogno di raccontarmi. Ora che è il momento di ricordare al giorno che è passato che non è passato invano e che, sì, stiamo ancora insieme. Anche adesso. Adesso che è finita, che hai finito. Le lenzuola bagnate che ci dividono sono le stesse che hanno visto il momento dell’interezza, la storia di un incastro cercato come un rifugio e scoperto trappola subito dopo. Subito dopo che io non servivo, che se una parola è bastata per portarmi qui un silenzio mi allontanerà. Perché è devastante sentirsi vuoti e incapaci di dare. Vedere che gli altri ci riescono e tu vorresti ma non sai come si fa. Non sai se è il piacere che cerchi o se sei ad un altro livello, quello in cui il piacere non c’entra più, vorresti solo stare con qualcuno e vedere se qualcosa succede. Se si può essere necessari l’uno per l’altro, se si può respirare perché l’altro respira, in simbiosi col suo essere qui con te. E da nessun’altra parte. Si è addormentato subito dopo. Subito dopo essersi preso quel che gli interessava. Da quel momento io non servo, non ho funzione, non esisto. Non è colpa sua . Lo so. La meschinità maschile di non saper riconoscere la differenza tra le parole valore e prezzo l’ho accettata. Quel che non riesco ad accettare è il dovermi sentire così subito dopo. Subito dopo essermi data allo stesso modo in cui concederei a qualcuno di entrarmi in un sogno. Penetrami la mente e scovaci i non pensieri, i non voleri, i non saperi. Troveresti l’immagine di un uomo su una panchina. Legge il giornale e mi guarda giocare. Lo saluto. Mi saluta. Sì, ci sono anch’io. Piccola sullo sfondo. Amo l’uomo sulla panchina. E’il mio eroe, è il mio papà. Mi guarda giocare ma non gioca con me. Trova il tempo di vedermi cadere e di aiutare a rialzarmi. Rido e papà con me. Andando più a fondo scoverai una ragazza che guarda una piscina vuota. Non si tuffa ma non si muove dal trampolino. Come se cercasse un ultimo motivo per fare l’una o l’altra cosa. Pensavo fossi quel motivo. E mi sono tuffata, mi sono buttata. Mio padre starà ancora leggendo il giornale. Da qualche parte. Ho smesso di aspettarmi qualcosa da lui subito dopo. Subito dopo che ha smesso di chiedermi chi volevo essere e ha cominciato a domandarmi cosa volevo fare. Sì, ma adesso cosa voglio fare. Lo scopro ora. Mentre mi alzo dal letto, raccolgo i vestiti e accolgo il freddo che mi punge la pelle come una sfida. E’il tempo del freddo. Sono pronta. Quando arriverà il caldo, qualcosa forse si scioglierà ed io mi scioglierò subito dopo. Subito dopo essere uscita da qui, essermi seduta su una panchina con in mano un gelato a guardare i bambini che giocano. Penso che mi alzerò e giocherò con loro, subito dopo. Subito dopo la fine del gelato. Subito dopo l’inizio di me.
di Ugo La Bella, Torino
contro la pratica del commento. subito dopo. grazie. yorick
contro la pratica del commento, subito dopo. grazie. yorick