Oggi giornata strana: una corsa continua da un malato a un altro, da un moribondo a un altro. Certe volte l’universo mi sembra un edificio fatiscente che sta cadendo a pezzi, e l’incubo è che tocchi a me tappare le falle, arginare la materia franante, puntellare le crepe che avanzano. Oggi ero talmente stanco che ho dato di matto: sulla Via del Mare un’auto mi ha stretto sul lato destro in malo modo. L’ho accettato tante volte, ma in questo giorno strano non potevo. L’ho superata e gli ho tagliato la strada. Era nera, e in lei vedevo il buio della giornata, l’oscuro del nemico, l’antagonista, il diavolo. La macchina voleva sorpassarmi, ma la costringevo all’esterno. Ha dovuto rientrare in carreggiata una o due automobili più avanti. A quel punto ha inserito le doppie frecce e si è fermata. Ne è uscito un omone di quelli che non vorresti mai vedere. Veniva verso me, come in un film western dove l’unica certezza è che ci scappa il morto. Si avvicinava con le braccia a mezz’aria per la mole del torace. Ormai era a due metri; sono sceso, guardavo l’energumeno e pensavo: un prete che fa a botte è una cosa che non quadra, potrebbe esserci qualche parrocchiano; mi tornavano alla mente i malati in attesa, il dolore e il buio della vita, l’edificio franante e fatiscente del mondo, l’assurdo dei tumori e degli ictus, le lacrime inutili dei cari, la mia voce lenta e bassa che cercava di portare conforto. L’omone insultava, minacciava, faceva segni come se volesse picchiarmi a due mani, ridurmi in polpette. Io neanche l’ascoltavo, pensavo ad altro, e così se ne n’è andato, sbattendo la porta della mia Micra 900. Prima, però, ho accennato a un vaffanculo, così, più per dovere che per altro. Allora è tornato: come, vaffanculo? Ma non ci credeva neanche lui. Il moribondo aspettava, sotto l’ennesimo crollo di calcinacci e polvere che alla fine è la vita.
di Fabrizio Centofanti, Roma (www.lapoesiaelospirito.it)
grande fabry!
tra il dolore e lo stupore
uno scorcio purissimo di vita
un caro saluto
c.
una resa perfetta: il peso del crollo e del franare in una scrittura tesa eppure rapida e leggera, come lo sguardo che si posa sull’assurdità del mondo per sorreggerlo nonostante tutto.
molto bello
f&r
fabrizio fa da fiore nella polvere
E’ l’anonimato degli spazi comuni, in cui non ci si vede più in faccia: sulla strada, o in rete sui tasti, corre sulle ruote il minimo comun denominatore dell’aggressività animale.
Caro Fabrix,
mi hai fatto venire in mente due frasi …
Una la diceva sempre un mio compagno di classe: “In ogni minoranza, c’è sempre una maggioranza di imbecilli” e non mi riferisco ovviamente a te ma all’energumeno.
L’altra la lessi (o rintintin se preferisci)
su Famiglia Cristiana tantissimi anni fa ed è di un anonimo:”Solo l’amore che si dona è la risposta adeguata alla violenza che distrugge”. Ciao, ci vediamo domani a Messa.
Bonghi
grande Fabry, ci vediamo stasera!
bello
letto con vero piacere.
grazie amici e grazie a Zena & C per questa bellissima iniziativa
fabry
Bell’episodio, scritto veramente bene, ci si immedesima. Nel bruto energumeno. No, dai, scherzavo…
Crollo di calcinacci e polvere..Quante volte ci sentiamo così.Racconto breve ma intenso:sotto il peso di troppi impegni,davanti aldolore “assurdo”che vediamo davanti a noi ,spesso vicino a noi,non si ha più la forza di tollerare anche la stupidità.Speriamo che “qualcuno” ce ne dia la forza.Sai a chi alludo.
Bellissimo il tuo racconto !
Non si deve fare, si sa, ma a volte, quando si è sull’orlo del baratro, si rischia anche per un sano vaffa…
ogni tanto facciamo i conti con over dosaggi di rabbia, frustrazioni, sofferenze….. e sanamente ci avviciniamo al confine ……..non è sempre facile e possibile scaricare a terra ogni tanto un pò di zavorra accumulata e così si rischia di sforare ….e poi si fatica il doppio per recuperare quel pizzico di autocontrollo per sè e per quelle zucche che spesso si incontrano durante il nostro cammino
un abbraccio manuela
Bella condivisione! La sfida alle forze di nostri demoni quotidiani,molto forte fare un lavoro psicologico con le nostre maschere. In queste situazione non sappiamo,quelle ombra verrà fuori?.
Mi fa venire in mente una citazione di uno psicologo dei nostri giorni, Andrew Bard Schmookler, che scrive:Il bene non governerà il mondo quando avrà sconfitto il male, ma quando il nostro amore per il bene non vorrà piu relizzarsi come trionfo sul male. Dovesse venire la pace, non sarà fatta da uomini che si sono fatti santi, ma da uomini che hanno accolto umilmente la propia condizione di peccato.
Mi sembra bello anche questo versetto del Salmo 83. “Beato chi trova en te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio”(Sal 83,6).
Fabrizio ti auguro un buon viaggio!
Rashide.
vi ringrazio, amici.
si legge meglio in tanti, che da soli, anche nella propria vita.
un prete che fa a botte mi ricorda gesù, san francesco e soprattutto la vera religiosità, lontana dalle gerarchie vaticane e dagli intrighi da anello d’oro e scarpe prada.
grazie fabrizio.
Semplice, breve, diretto ed efficace. Sia benedetta la sintesi.
… però a mio vedere c’è una incongruenza. Si dice che la macchina nera si ferma, ma quella del protagonista? L’autore dà per scontato che faccia altrettanto, ma non lo dice, né spiega perché, così ritroviamo all’improvviso la Micra ferma e il prete che aspetta l’energumeno. Penso sia una semplice dimenticanza, uno di quei passaggi logici che chi scrive a volte salta inconsapevolmente; nulla di grave, ma vorrei un parere. (Ribadisco comunque il giudizio del mio post precedente).
grazie a Gianluca e Maurizio.
la macchina nera mette le frecce e si ferma.
a quel punto decido di fermarmi anch’io.
(altra possibilità: avrei potuto superarlo, dare inizio a un inseguimento da film ecc.
ho scelto di restare.)