Settantasette – Riflessioni allo specchio

Gli specchi dovrebbero riflettere un momentino, prima di riflettere le immagini. Jean Cocteau

Hayah viveva in una piccola stanza, lei credeva fosse la sua casa, ma era una vera e propria prigione, un cubo perfetto. Il cemento armato con cui erano stati costruiti i muri era stato dipinto con una sola mano di vernice grigio scuro. Ricordava quando una signora aprì una grande porta a lei sconosciuta e le portò un cubo di Rubik e uno specchio. Prima dell’arrivo dei due oggetti, Hayah, si ricordava solo la sensazione di bagnato che aveva nei vestiti zuppi di lacrime, ma non riusciva a capire perché avesse pianto tutto quel tempo. Tutti i giorni, per tre volte, le arrivavano da una piccola fessura i pasti: un bicchiere di latte, un piatto di pasta e una misera fettina di carne. Insieme ai pasti, a giorni alterni arrivavano anche tre fogli A4 e una penna nera.

Nonostante Hayah non avesse orologi né calendari nella sua “abitazione”, riusciva a capire quando l’uomo dalla pelle rugosa le avrebbe porto il piatto, o in quali giorni avrebbe ricevuto i fogli, e persino il momento in cui si doveva stendere nel materasso senza una rete, semplicemente adagiato sul pavimento. L’aiutava anche il fatto che aveva un calendario “fai da te”: una fila di penne nere, alcune non funzionanti, che aveva collezionato dall’arrivo dello specchio: prima dell’arrivo degli oggetti non sapeva quanto tempo fosse passato, settimane, mesi, anni, non ne aveva idea.

Hayah scriveva sempre il suo nome con la biro su uno dei tre fogli, a lettere maiuscole, così che potesse leggerlo anche allo specchio: “Così, se mi dimenticherò come mi chiamo, ci sarà sempre lo specchio a ricordarmelo!” pensava lei.

Lo faceva anche per comunicare con la sua “Hayah che riflette”, era convinta che, riflettendo ad alta voce con la sua immagine, lo specchio, un domani, avrebbe riflesso il suo ragionamento. Hayah raccontava ogni giorno i suoi progressi con il cubo di Rubik, nonostante non arrivasse mai alla fine, arrabbiandosi con se stessa. Hayah credeva che la ragazza che vedeva allo specchio fosse un’altra persona, e che lei fosse ancora una bambina.

Hayah si immaginava la signora che le aveva portato i due oggetti, come un angelo: grazie a lei, adesso, aveva un’amica e un gioco. La ragazza  non sapeva nemmeno più se parlava ad alta voce o pensava solamente. Hayah vedeva il cubo di Rubik come la sua stanza, perfettamente cubica, e la soluzione del giocattolo come una via di fuga, perciò non si era mai veramente accanita sul gioco, in fondo, Hayah, stava bene lì dentro, non ricordandosi cosa c’era fuori.

Un giorno, però, si era svegliata piangendo, non aveva mai sognato niente, ma nemmeno quella notte si ricordava di un incubo, ne parlò subito con lo specchio, le sembrava così strana, una novità. Cominciò, come sempre, a manipolare il cubo, per ritornare alla normalità, il cuore cominciò a batterle più fortemente del solito, non si ricordava nemmeno di avere un cuore: stava per finire l’ultima faccia del cubo. Un gesto lento, delle sue mani, la molla del cubo fece un rumore, l’ultimo piccolo quadratino bianco era finalmente al suo posto, insieme a tutti gli altri del cubo, attese un secondo, con la paura e la curiosità, si stese sul materasso, le sue mani tremavano, sentiva lo specchio riferirle, ad alta voce, i suoi ragionamenti come aveva sempre desiderato e si accorse che le sue parole erano tutte uguali: si rese finalmente conto della monotonia della sua vita dentro quella stanza. Chiuse gli occhi, vide sua madre e suo padre che la rinchiudevano, piangendo, dentro la sua prigione, e il suo cuore smise di battere, per sempre.

Gli specchi dovrebbero riflettere un momentino, prima di riflettere le immagini. Jean Cocteau

Veronica(*) Ricci, Pieve Santo Stefano, Arezzo

(*)Veronica ha 12 anni

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5 Commenti

  • marosit wrote:

    Letta, riletta e ancora riletta…
    E quasi mi dispiace per quella nota “Veronica ha 12 anni”. Vorrei sia chiaro che il mio è un grazie a-prescindere-dall’età, per questa storia perfettamente cubica, dagli angoli tanto scuri da apparire rotonda.

  • rimango stupefatta, a 12 anni si può scrivere così?
    meraviglia!

  • lucrezia gradi wrote:

    è mia amica!!!!!!!!!
    chi l’ ha scritta è una delle mie due migliori amiche!!!
    non so come abbia fatto a scriverla, ma sta di fatto che è bellissma…

  • Parla la seconda migliore amica di Veronica… :D Sono orgogliosa di te….. scrivi BENISSIMO!!…. ci vediamo a scuola!! :) Ciao

  • Un talento!