Settantanove – Con l’occhio che non rimane

Maybe the people are waiting for trumpets. E trombe d’argento e trampolieri da strada e ramati monumenti. Nel cielo sì nel cielo il rampognare rauco di deità adunche sulle strade, con l’acqua che non è acqua ma l’aspro sale di Babilonia e tu con l’occhio che non rimane e la voce ronzante che sembra un battito di mani sull’asfalto. In piazze periferiche i trampolieri, frettolosi assorti, impastano birilli fra le mani: nel loro vasto cerchio nel loro vasto cerchio, la sementa del disdoro risponde con sigarette accese, braccia alzate, mani conserte.
L’orizzonte, nella città che pur nella profondità ragnata dei secoli misura il suo potere nell’orizzontalità delle sovrapposizioni e della contumacia, allaccia perigliose alleanze: è tra il chermisi logoro di una quinta di palcoscenico e quell’azzurretto vispo dei cattivi pittori, troppo liquido o troppo denso, raggrinzito in spatolate incongrue o maternamente biancoforato dalla luce. waiting for. trumpets. Non è da ieri che le trombe dell’abbandono (per la quiete di passi verticali e sonni) si disfanno prima di arrivare all’orecchio. La vita è orizzontale, la profondità verticale. Ed è inutile lamentarsi di una città che ti dà gomitoli per misurarti ma l’ombra forte toglie sotto la terra che calpesti. È inutile lamentarsi.

(Le trombe attese sono state gentilmente prese in prestito da Peter Hammill, Modern)

di Alessandro Di Nicola, Roma (http://www.alessandrodinicola.it)

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