E allora andiamo ad iniziare la quinta puntata di Vecchie Glorie!
La presentatrice scollata diede il la alla sigla e le ballerine entrarono di corsa. Il pubblico si dimenava scomposto sotto le indicazioni dell’animatore, mentre le luci colorate venivano lanciate da una parte all’altra dello studio con il movimento di una palla stroboscopica.
Dappertutto regnava il caos.
Questa sera avremo con noi
Il silenzio della lettura fu riempito da una rullata di tamburi.
Thomas Ohrner, il primo bimbo Kinder!
Applauso.
Gary Coleman, alias Arnold
Applauso.
e, dopo anni di silenzio, Carlo Osmandi! Che ci farà ballare con la sua La vita danza
Applauso.
Ma ora pubblicità!
La puntata procedeva come sempre: scandita da filmati di tv nostalgia, di quelli che ti fanno chiedere Quanti anni avevo io, allora?, e brevi interviste agli ospiti.
Carlo era in camerino e stava seduto davanti allo specchio. Ogni tanto apriva gli occhi e guardava la giovane truccatrice. Fra sé e sé, pensava a quando era Il Ca.Os. e spopolava nelle discoteche della riviera; a quando suonava a petto nudo senza vergogna e l’ombelico non gli arrivava alle ginocchia; a quando girava per la strada, e sentiva il suo pezzo alle radio e la gente lo fermava per gli autografi.
Dallo studio, la musica arrivava forte, mescolata col vociare della presentatrice e con gli applausi del pubblico. Le ballerine, alla fine di ogni stacchetto, tornavano in camerino per cambiarsi. Carlo le guardava e si sentiva vecchio. Pensava che queste non solo non sapevano chi fosse ma, soprattutto, non gliene poteva fregare di meno.
Ora…siamo giunti al nostro ultimo ospite
Carlo aspettava dietro le quinte, con le mani in tasca.
Un cantante che nell’estate dell’87 ci ha fatto ballare come non mai
L’animatore del pubblico diede inizio alla ola.
Avrete già capito di chi sto parlando: Carlo Osmandi! IL Ca.Os.!
Carlo entrò spaesato: erano anni che non si trovava in simili situazioni.
Carlo, gli urlò da vicino la presentatrice, una sola domanda poi ti lascio cantare, da dove viene il nome Il Ca.Os.?
Lui rispose che veniva dal fatto che si chiama Carlo di nome e Osmandi di cognome, poi si zittì.
La presentatrice lo giustificò per l’emozione e gli mise una mano sulla schiena, salutò il pubblico a casa e annunciò la speciale sigla di chiusura: La vita danza.
Carlo era in piedi davanti al microfono. La palla stroboscopica ripartì come all’inizio e la base fu lanciata ad altissimo volume.
Appena iniziato a cantare, si trovò come circondato dal giovane corpo di ballo, mentre il pubblico saltava e teneva il tempo battendo le mani.
Intonò la prima strofa ed il primo ritornello, Balla balla…sul ritmo della danza danza…danza la vita…la vita danza…, poi mise la mano in tasca e ne estrasse una piccola pistola. La musica continuava, mentre le parole si erano fermate. Veloce, si mise la canna in bocca e la rivolse verso l’alto. Sparò.
Le ballerine si immobilizzarono e la regia interruppe prontamente la trasmissione via etere. Il pubblico rimase impietrito. Nello studio, per un istante, si creò un’immobilità innaturale sottolineata dalla potente base in quattro quarti, che nessuno seguiva con movimenti di alcun tipo.
di Alessandro Busi, Padova (http://lagentestamale.wordpress.com/)
meno male, poteva diventare un giudice di X-Factor
Ahah, sì salvatore, Carlo Osmandi sarebbe stato il sostituto di Morgan, mi sa.
A.
sì, la gente sta male epperò questo sperimentalismo pop mi piace anche se un po’ di puntigliosità spaziale non guasterebbe.
[...] fattispecie La morte del Ca.Os. lo troverete in giro per Padova, oltre che telematicamente anche qui, [...]
Grazie gianluca, terrò presente il tuo consiglio.
A.
Potevi osare ancora un altro po’… la morte del Ca.os. come metafora di qualcosa di più grande, di universale…
accidenti le metafore!
Jimmy Cotta
Ps scusa
Scusa di cosa Jimmy?
è vero, avrei potuto osare di più, puntare più in alto, ma mi piaceva l’idea di un qualcosa di molto terra, terra. Tu che evoluzione avresti visto?
Ciao
A.