Sessantotto – CROMìE

Cristiana dai piedi incrociati, distesa allungava le sue estremità in quel grigio della parete. Spingeva un po’, cercava di far rumore, sfregava udendo quel piccolo coro fatto dai battiti del suo corpo. Aveva una  schiena inconcludente pensava, sì, torcendo di lato gli occhi socchiudeva il ritmo dei pensieri. Adesso era piatta come il pavimento, rigata da un consueto moto. Era così, tra un piccolo e in perpetuo abbandono, una luna che andava in eclisse e il tutto le sembrava un evento astronomico, un allontanarsi rendendosi invisibile con un corpo completamente oscurato. Il grigio lo sentiva attraverso i piedi, quelle spesse macerie di colore sul muro le aveva mescolate con voracità. Ricordava perfettamente il miscuglio girato vorticosamente: gli occhi avevano seguito tutte le striature che produceva la forza della mano, con quell’asticella che spingeva nella materia. Tutti quei fili si diluivano striando la superficie, ingarbugliati si scioglievano. L’aveva leccato con gli occhi quel colore, poi aveva cominciato a chiazzare la parete, un grondante liquido cosparso senza ordine, lanciato a pioggia tra un intonaco diroccato. Cristiana soffiata dal suo interno era diventata nuvola, possedeva un suo cielo artificiale e osservava dall’alto i vari strati scrostati di quella parete, vedeva un mappamondo schiacciato, slabbrato con margini corrosi dal mare e la terra che aveva i confini invasi da un acqua ribollente, schiumosa, fatta da bolle esagerate che imprendibili s’introducevano. Esplodevano, ne sentiva il fragore, portavano via tutto, lavavano. Un mondo shakerato, sbattuto, mancavano solo i bicchieri, quelli a campana con il largo bordo bagnato nello zucchero, pensava all’effervescenza contenuta nel vetro, alla visione trasparente e al cozzare delle bollicine, agli scontri in salita avvitati e persi in superficie. Lasciò perdere, fece scendere il vento, tornò sul pavimento planando delicatamente, si dispose e allargando le gambe, facendo presa in equilibrio, osservò la parete e,  fissandola , cominciò a scaricare il suo carico grigio. Una singhiozzante pioggia dalla forte intermittenza scivolava sul muro, colava strato su strato, verticale e liquida bagnava, lei non voleva correzioni, aggiungeva sui depositi, lasciava correre vedendo il raggrumarsi. Piazzata nel centro della stanza, Cristiana con mani chiodate afferrava e scagliava secchi su secchi, lunghe scie di colore partivano, elastiche forme si proiettavano nell’aria schiantandosi nella parete. Tutto quello che scivolava toccava il pavimento, formando viscide incrostazioni che salivano dal battiscopa, scoscesi strati apparivano uno sull’altro, rocce di colore, crepe, crepacci profondi fatti dal precipitato amore, una salita priva di sentieri, un ammasso di materia illustrava il suo cuore montagna. Si trovò di nuovo al centro della stanza, affannava con i piedi inzuppati, fradicia di sudore che andava giù nel colore. Era liquido nel liquido, leggera in quella grigia gelatina, la spostava dolcemente portandosi nell’angolo destro, in fondo tra i due lati si adagiò incrociando le gambe.

Tornata di nuovo nel presente, si trovava nella materia secca, sempre in diagonale, adesso come nell’angolo, ma con i piedi un po’ abbracciati e la testa in orizzontale, distesa osservava l’asciugato colore. Aveva un inquadratura dal basso verso l’alto e i piedi tastavano le rugosità, le scansioni del casuale, colpendole si spostava gradatamente, facendo forza premeva, e strisciando nel pavimento la schiena con curvilinee mosse percorreva la parete strusciando gli occhi.

I suoi occhi: proiettati, a tratti veloci scorrevano su quei detriti, come una fotocamera dal diaframma aperto al massimo, pieni di luce raccoglievano.

Aveva versato un cuore montagna, creata una appiccicata forma alla parete, stretto dipinto nel rettangolo, costretto pulsava. Le pupille perforate di Cristiana erano scariche: circondate dai raggi dell’iride annacquavano il verde, uno smeraldo disperso! Mentre stordita osservava i monocromatici burroni. Creduti da un caduto ballo dalle innumerevoli tonalità del grigio, dove acuti riverberi stazionavano e riposavano come lei, deposti e disposti senza vincitore.

Il giorno era tutto più silenzioso, la stanza bagnata, e le tre pareti davano un bianco puro alla scena, un pavimento lucido dalla luce umida, un lago che evaporava lentamente emanava condensa, mentre lo sfondo continuava a battere, e spingeva tutto in fuori. Le due figure disarcionate presero forma, senza armature con i corpi nel notturno, dalle piccole accese cromìe: due puntini brevi e luminosi dagli intensi luccichii della solitudine.

Fuori un cielo fatto da un traffico senza stop li faceva accostare.

di Roberto Donatelli, Roma

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18 Commenti

  • Come mi piace!

  • aurora cubicciotti wrote:

    Un racconto pieno di immagini lunari e cromatiche , degne di un grande maestro del colore. Magia, sogno , realtà, un racconto breve ma così intenso di particolari che sembra vivere in un profondo miraggio metropolitano. I colori sono così vivi che miracolosamente pare immergersi in un dipinto acrilico dove l’equilibrio tra natura e il suo contrario sposano perfettamente in accordi complementari.
    Il visibile parla con se stesso e il maestro del colore lo ha modellato con le sue cromie di parole, un virtuosismo che sembra portare le sfumature della ruggine e il grigiore delle macerie.
    Cristiana diventata nuvola in un cielo artificiale merita l’applauso del mondo celeste e di tutti noi poveri mortali…che ringraziamo il maestro di questo magico sogno!

    Aurora Cubicciotti.

  • effeffe wrote:

    l’ideale racconto per una letteratura (in generale) fin troppo daltonica.
    effeffe

  • Donatelli è un pittoscrittore, a tutti gli effetti.
    La sua visione è lisergica, psico-poetica, verbocromatica, riconoscibilissima.
    All’interno serpeggia musica.
    teresadesio

  • Enrico de Turris wrote:

    Donatelli scrive come dipinge…. Visionario!

  • GianlucaGarrapa wrote:

    una pittura di parole, una ‘descrittura’. bello notturno e lisergico. :)

  • luigia sorrentino wrote:

    Bellissimo racconto, che non si distacca dalla tua opera, anzi, la completa. Una scrittura visiva, fortemente poetica. Pulsante e vitale.
    Grazie, Roberto.

  • Nel tuo racconto infrangi il sistema dell’unidirezionalità logica per cercare nuovi spazi di puro sperimentalismo della parola allusiva. ”Cristiana soffiata dal suo interno era diventata nuvola…” E’ un paradosso… di antitesi interne, non semplicisticamente identificabili con un stile chiuso, bensì… in molteplici direzioni poetiche e non solo…
    Nunzio Figliolini

  • grande pezzo
    grande persona
    grandissimo pittoscrittore
    veramente colori e parole che colpiscono
    un abbraccio
    c.

  • Il tuo racconto visivo, quanto un opera in movimento, dove le parole sono tratti pittorici ma mai accademici.

    Il filo conduttore fluttua ad un ritmo incalzante, ti avvinghia e ti porta dentro, la storia e velocemente arrivi al suo termine, sperando che non sia ancora finita.

    Bravo, come come il pittore che la sa lunga e sapentemente, ogni tratto ginge alla completezza dell’opera.

    Grazie per come scrivi

    Loredana Raciti

  • Sempre musica, poesia in prosa, orchestrazione colorata, armonia consonante ma imprevedibile. E il numero….il meglio che ci sia!

  • tizianasur wrote:

    le tue parole e i rapidi fotogrammi che creano si annidano sotto la pelle..procurano infezioni rock e sincopi del cuore!

  • davide e sandro wrote:

    davide e sandro
    atto unico di limpida visione entropica e stratiforme
    appagante opulenza di sensazioni.

  • Una scrittura energica e vitale.
    Un artista che sa raccontare per immagini.
    Intenso e visionario, il suo linguaggio è capace di emozionare e sorprendere.
    Mai banale, sa essere raffinato e unico come il suo stile.
    Buona lettura a tutti!

  • Isabella Li Gotti wrote:

    Grazie Roberto, i tuoi racconti sono viaggi nelle possibilità della visione.

  • Particolare, fantasioso, creativo, unico, minuzioso,sensibile, dolce, genio, intelligente, determinato e poi e poi e poi.. così..così.. VERO. Immagini ed episodi che magicamente si trasformano in una visione chiara e percettibile. Mi piace!

  • continua…Storie crintose che ispirano idee. Storie che valgono la pena per chi vuole crescere e per chi è stanco di essere l’ingranaggio di una macchina e da una voce soffocata dal rumore della folla. Grazie Roby

  • angelo merola wrote:

    la passione, l’emozione, la fantasia e…
    il grande Roberto Donatelli è qui presente in questa storia di Amore per l’ARTE.
    siamo noi che ti ringraziamo, e come direbbe un artista contemporaneo ” lascio a voi concludere e a fondere le materie ricche di colori,luci e pensieri …”
    grazie Roberto