Duemila giorni con le mani nella colla, nella carta con la colla, tre giorni con le mani nella pittura azzurra. Poi le mani allacciate sopra la pancia, strette da funi dietro la schiena senza più pennelli, colla e pittura azzurra. È notte ma tanto poi arriva il sole, dopo una notte che comincia quando non è notte, che comincia quando tutti si dorme, che comincia dopo che mi danno da mangiare alle sei del pomeriggio, quando mi legano al letto e mi lasciano aspettare che torni il giorno, per liberare le mani, per ricominciare a impastare carta, colla e colore nella forma di una testa di cavallo nella stanza a destra della cappella di Gesù bambino, nella forma di quattro zampe di cavallo sparse nei quattro corridoi che si aprono a croce dall’atrio sul portone dell’ingresso centrale, nella forma di un ventre di cavallo senza costole nel reparto di Donna Fiore, nella forma di una coda di cavallo sotto la scala dell’ala nord dell’ospedale. Lo monterò pezzo su pezzo con le mani senza funi, senza tagli ai polsi pitturati di azzurro, impastati di colla. Poi salirò sul mio cavallo azzurro, uscirò in giardino e salterò il cancello con un salto, io a cavallo e tutti gli altri sugli spalti a salutarmi passare come una principessa delle favole sul suo cavallo azzurro. Mancano tre ore al ritorno del sole, sono tre ore le sento passare se conto per sessanta secondi e per tre volte di fila sessanta minuti fino a svegliare Carla e sputare la pasticca sotto la lingua, e farmi fare sul culo una sola siringa e spezzare l’ago dell’altra nel momento che mi entra nella chiappa destra, spezzarlo con una contrazione di culo perché non posso aspettare che passi la reazione di duecento ore prima che possa correre a pitturare la zampa destra che mi rimane da pitturare. Gesù bambino reciterò tutte le preghiere in una volta sola se tu mi aiuterai a scappare, a saltare il mio cancello sul mio cavallo azzurro, suor Rosaria mi dice che tu sai fare, sai perdonare i peccati della mia mente pazzerella, sai far tacere le bestemmie della mia bocca malata, io voglio saltare il cancello con Marco Cavallo e trascinare in un carretto Donna Fiore e Roberto, Carla e Fiorenzo ma tu ora fammi dormire per arrivare prima all’arrivo del sole, per arrivare prima che arrivi il sole nella stanza a destra della cappella per finire dopo la zampa la pittura della testa.
Ecco la testa, la testa è fatta, le zampe nel corridoio a destra sono fatte, il ventre nel reparto di Donna Fiore è stato fatto, i maschi dello stanzone duecentoquattro in processione ora lo stanno trascinando.
È arrivato il Dottore, ha due sacchi pieni di caramelle, due cartelle piene di chiodi e staffe, ha due colonnelli alla sua destra con una tuta bianca e una barca di carta in testa. Nell’atrio le zampe sono quattro colonne, due d’avanti e due di dietro, e mi viene da piangere e non lo so perché mi viene da piangere forse perché non so fermarmi dal ridere, perché non son capace forse di ridere per quattro rotelle che il colonnello basso ha montato sotto i zoccoli di Marco Cavallo come le macchinette di Vittorio. Basta solo montare pezzo su pezzo il ventre sulle zampe, la testa sopra il ventre, la coda sotto il ventre e lo dobbiamo fare presto, lo dobbiamo fare prestissimo prima che suor Rosaria mi viene a prendere e mi porta via, a fare il clistere prima del pranzo, a prendere la pasticca sotto la lingua, a farmi una siringa sopra la chiappa destra. Dottore, Dottore dobbiamo fare presto, prestissimo, prima che poi arriva la notte che arriva quando non è notte perché Dottore dobbiamo fare presto, io non posso lasciare Marco Cavallo smontato a terra da solo, nell’atrio da solo tutta la notte, Mario potrebbe nel sonno venirlo a frustare perché lui è grasso e non ci può salire, perché lui mi odia e non mi vuole lasciare andare, saltare il cancello e andare via dove il cielo e l’erba hanno un solo colore fino alla scuola dove va a scuola mio fratello Vittorio, dove suor Rosaria non può entrare. Presto Dottore, dobbiamo fare presto a montare il ventre sulle zampe prima che le zampe comincino a camminare da sole sulle piccole ruote, fino a scappare senza ventre, senza testa e senza coda lasciando Marco Cavallo morire con la testa per terra, senza zampe, senza ventre e senza coda.
Dottore, Dottore Marco Cavallo sta in piedi! Io non ce la faccio a stare ferma, a non camminare avanti e dietro, avanti e dietro sotto il suo ventre appena montato come un ponte sospeso sulla mia testa. Dottore, Dottore ma Marco Cavallo è altissimo, la sua testa è altissima sopra le zampe e raggiunge il soffitto dove fuori c’è il sole, il sole intero quello a forma di limone che è più grande di quello che vede Mario dalla finestra del cesso della stanzone duecentoquattro a destra. È gigante sopra di noi, Marco Cavallo è gigante sopra di noi e nessuno gli deve far male Dottore. Dottore ditelo Voi che non possono fargli del male, che lo devono solo accarezzare perché non si può stancare, Marco Cavallo si deve riposare mi deve portare in spalla e deve trascinare il carretto con Donna Fiore e Roberto, Carla e Fiorenzo quando viene il sindaco a festeggiare i primi passi di Marco Cavallo nel cortile dell’ospedale.
Aiuto Dottore, non passa Dottore, Marco Cavallo non passa, non passa la porta, non passa la finestra Dottore. Marco Cavallo è in gabbia, in una gabbia di pazzi, è in carcere, in un carcere bianco nell’atrio al centro della croce di corridoi. Dottore, Dottore fermate suor Rosaria non mi voglio spogliare, non mi voglio rivestire, non mi voglio fare legare le mani sopra la pancia strette da funi dietro la schiena perché Marco Cavallo non può restare bloccato nell’atrio dell’ospedale senza di me e a due passi da Mario che lo vuole uccidere a furia di spallate, che lo vuol far morire a furia di testate perché non mi vuole lasciare, perché lui non vuole lasciare l’ospedale per il mondo di fuori dove non ha più fratelli, dove ha paura di morire, ma io voglio uscire, io voglio raggiungere Vittorio e andare al mare, io e Lui al mare con Marco Cavallo al mare.
Roberto, Roberto spingi più forte da dietro, spingi senza fermare la spinta di Fiorenzo di spalle che spinge il culo di Marco Cavallo, spingilo sulle mattonelle bianche e fallo correre e rotolare sugli zoccoli con le rotelle azzurre. Spingi Roberto spingi e non ti fermare, non vi fermate. Aiuto. Nessuno di voi si deve fermare, urlate, scalciate, cantate, urlate, mordete, correte e spingete ce l’abbiamo quasi fatta a passare la porta dell’atrio dell’ospedale prima che arrivi suor Rosaria, i colonnelli, il sindaco e Mario. Aiuto. Spingete, spingete, la trave è crollata. Marco Cavallo non vuole restare, vuole scappare. Spingete, spingete e chiudete la bocca, chiudetela presto i vetri rotti della porta ci possono far male, Marco Cavallo Tu chiudi gli occhi se non ti vuoi far male. Aiuto, spingete, spingete, i mattoni stanno per franare, spingete più forte spingete, le pareti stanno per crollare, resistete, resistete e sforzatevi di sperare. Gesù bambino tu smettila, non mi minacciare con la bocca di suor Rosaria, non mi minacciare, se esisti smetti di parlare e spalanca il portone dell’atrio che l’architrave sta per crollare a lama di taglio sulla testa di Marco Cavallo. Dottore, Dottore tu hai la chiave del portone, Dottore, Dottore sta crollando tutto, muoviti a girare la chiave nella toppa, muoviti Dottore, ti prego muoviti Dottore prima che Marco Cavallo muoia.
Dottore ce l’abbiamo fatta!
Dottore il giardino è immenso, il cancello è ora basso e l’ospedale si è rotto, l’ospedale si è seduto sulle sue gambe si è seduto e Marco Cavallo è vivo.
Io non ci vedo più dalla luce o dalle lacrime. Dottore non c’è più l’ospedale non ci sono più le mura, il tetto, lo scalone, l’atrio, le siringhe, le funi strette e suor Rosaria. Dottore butta la chiave e vieni con noi sul carretto, con noi c’è posto per tutti, io mi afferro al collo e Marco Cavallo ci porterà al mare.
di Milena Prisco, Torino
bello come una fuga dopo una lunga prigionia
(mi ero ripromessa di tacere ma come si fa? questo testo è bellissimo e Marco Cavallo, sì, ci porterà al mare)
bello come un cavallo scosso
effeffe
… è vero Marco Cavallo ci porterà al mare, sul carretto c’è posto per tutti, luogo ed ora di partenza a discrezione di ognuno.
grazie
Qusto pezzo è davvero uno dei più belli!
Bello davvero. Complimenti.
wow!
Ero al telefono quando l’altra sera assistevo a questa scena nello sceneggiato su Basaglia. Ho interrotto la comunicazione perchè l’ho voluta seguire con attenzione.
Simbolicamente perfetta. Pensare che non sia frutto di fantasia mi ha profondamente commossa e così ero al mare con loro.
Io adoro il mare poi.
L’arte, la creavità quali riscatto e rivoluzione.
Bello:)
Marco Cavallo l’ho incontrato per caso lo scorso Natale, in una saletta troppo piccola per Lui al MADRE di Napoli, Claire Fontaine l’ho aveva lasciato lì a riposare dove riposa tutt’ora fino alla fine di aprile
solo mercoledì ho saputo della incredibile coincidenza televisiva …
Vibrante. Nel leggere questo pezzo si riesce a percepire un senso di angoscia ed inquietudine derivante da costrizioni fisiche e psichiche, misto ad un inesauribile dialogo interiore, incerto e furiosamente desideroso di erompere ed alienarsi da un luogo che, pur nella sua gelida violenza, non riesce ad impedire che si concepiscano istanti di creatività. Un cavallo dipinto d’azzurro, un ponte per restituirsi alla vita ed affidarsi al mare, ugualmente azzurro, il cui ventre è più grande ed accogliente di quello di Marco Cavallo.
Complimenti è dire poco. Bravissima!
bello, commovente.
e doloroso.
Lo dimenticherò in giro, senz’altro, perchè Marco Cavallo corra libero.
Ottimo.
Hanno ammazzato Marco Cavallo, Marco Cavallo è vivo.
bravissima!
La tua prosa sembra poesia.
“la vita è una guerra.
-diceva michele v.-
la vita è una guerra perchè io uso la zappa per i solchi e quelli usano le siringhe per le vene: io faccio uscire acqua dal terreno, quelli fanno uscire sangue dalla carne. e pensano di curare le persone. non curano proprio niente. perchè il dolore si ascolta, si accoglie e si abbraccia. non si cura.”
felice di aver letto la tua storia: colpito e affondato.
(vado a costruire una nuova nave)
complimenti Milena, hai del talento…brava davvero!