Sessantasei – Uno ogni tre posti

Si era adagiato mollemente tra le coltri della massa, tra testa e testa lui si scaldava e otturava le orecchie –varco spaventoso per ogni subdola malattia-. La bocca, sapeva bene, era un altro grave problema: a contatto con ogni forma di virus e di infezione. Preferiva così attendere che anche gli altri l’aprissero, confidando che il medesimo movimento avrebbe garantito, grazie al comune getto d’aria, la dispersione d’ogni nemico. Con il tempo aveva coordinato perfettamente le sue azioni, evitando ogni tipo di attrito violento: aveva scoperto che muovere braccia e gambe all’unisono con gli altri equivaleva a costituire una sorta di cuscinetto naturale, lui non si logorava e al tempo stesso i suoi muscoli, adagiandosi nello sforzo ai muscoli dei suoi vicini, non si sfibravano. La conservazione della specie era il suo pallino e si rendeva conto che solo una perfetta sincronizzazione avrebbe garantito per il futuro la sua sopravvivenza. I suoi interessi spaziavano dalla letteratura alla musica, dalla pittura alla matematica, sapeva di culture e luoghi, conosceva correttamente come dire e fare, quali termini impiegare, e tutto grazie a quei comodi compendi che si passavano di mano in mano; non capiva chi li avesse scritti questi testi, piovuti non si sapeva neppure da dove, ma tutto in loro era preciso, millimetrico, ogni cosa trovava la sua perfetta casa, senza sgomitare o invadere, una pacifica convivenza di saperi che riconducevano a poche certezze, come un albero dai molti rami ma ancorato ad un numero minimo di radici. Con il tempo la sua situazione gli era venuta a noia: emettere lo stesso suono di quelli che gli erano accanto era fastidioso, non riusciva a intendere se fosse la sua voce o quella del vicino, così, in pieno accordo con gli altri, stabilirono di copiarsi a intervalli di tre posizioni: lui diceva quanto era detto a tre posti da lui, i suoi vicini si interessavano alla sue parole e lui stesso coglieva segnali che gli risultavano diversi, tanto più che aveva solo i mezzi forniti dai compendi e dunque non si sarebbe mai reso conto di ripetere ancora il medesimo discorso, solo variato quel tanto da dare l’impressione della novità e simile a tal punto  al solito ragionamento da trovare sincero e certo consenso a tre posti di distanza. Così c’erano giorni, settimane, perfino anni, durante i quali si sentiva totalmente diverso, contestatore, fuori dagli schemi, percepiva le sue parole votate ad un radicalismo senza speranza, ogni tanto, in cuor suo, aveva perfino sospettato e temuto di essere in pericolo di vita e così si era rannicchiato, in silenzio. A volte si stupiva della sua abilità, sapeva mascherare il suo disprezzo dentro la apparente bonomia e si sentiva più forte e più coraggioso e, in cuor suo, sapeva perfettamente che anche grazie a lui qualcosa stava cambiando, come spiegare altrimenti il fatto che non era solo, che tante persone la pensavano come lui e gli davano retta, tante persone condividevano le sue idee, gli bastava sporgersi un po’ per vederli, migliaia per fila, giusto a intervalli di tre posti da lui, e allora, con uno sguardo particolarmente luccicante, gettava una terribile sentenza, fredda, pungente e tagliente come un rasoio, esattamente unica e irripetibile come la sentenza che veniva emessa a tre posti di distanza, allora, nello stesso momento, si poteva scorgere da sopra che ogni tre posti una testa scendeva, i corpi si rannicchiavano, come tanti piccoli pistoncini coordinati da un unico motore. E come pistoni si muovevano anche i vicini, mossi con moto alternativo, ad intervalli regolari, lanciavano una loro arguzia e scendevano a ripararsi, sicuri di aver rischiato la vita e di aver dimostrato di che pasta erano fatti, modificando anche loro il mondo e facendo proseliti, uno ogni tre posti.

di Antonio Sabino, Milano (http://gericononcade.splinder.com/)

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3 Commenti

  • Mi piace molto, trovo davvero convincente questo ritratto di conformista, rassicurato e giustificato dal mutuo consenso di altri che, come lui, non sono che minuscoli ingranaggi. In tanti, in troppi, potrebbero riconoscersi nel praticante di vuoto sincronizzato che hai così ben descritto, con la tua scrittura raffinata e precisa, con misurata e al tempo stesso graffiante ironia.

  • Ti ringrazio caramente Turquoise

  • Quoto Turquoise che ha interpretato con parole esatte questo testo che, se fosse stato scritto al presente, avrei annoverato tra i più manganelliani del progetto.