Cinquantanove – BlackOut

Matilde s/pettina gli occhi verdi abbracciando il suo volto nel riflesso dello specchio che s/parla di lui – Daniele -

“non la lascerà mai!”, ridendo le canta. “non la lascerà mai! lo sai.”

- lo sa -

Matilde sa. che Daniele la ama ogni notte, disteso sul suo ventre, nascosto dalle lenzuola di Pandora. lei lo sa. che il suo Dani ama le sue unghie laccate di luna fresca, le sue labbra alla crema, il suo profumo di donna sbocciata da poco. Matilde sì/sa.
che sua moglie non lo lascerà mai andare via. che i suoi figli hanno bisogno di lui.
di Daniele, che tutte le notti divide i suoi sospiri con lei, la sua amata Mati.
conosciuta sul treno che lo portava a Bologna/ tre mesi di lavoro, lontano da casa.
seduto di fronte a lei che a casa ci sta tornando, dopo l’ennesimo rifiuto.
un altro provino finito nella scatola dei kleenex, tra le lacrime che le si impiccano alle ciglia.
e che lui soccorre, con un sorriso imbevuto di magia.

scaduti i tre mesi Daniele è tornato a Roma.
dopo averle giurato l’eternità del suo amore per lei, è tornato da un’altra donna, sua moglie.
dopo averle succhiato nettare dall’ombelico ed averle promesso che sarà suo finché le stelle continueranno ad incendiare il cielo, Daniele è andato via, risucchiato dalla vita di tutti i giorni
- la sua vita senza di lei -

le giura che si rivedranno. presto. ma a Matilde non basta più.
ha bisogno delle sue braccia avvinghiate al suo cuore mentre le bacia le palpebre che non vogliono dormire. dei suoi sbadigli acerbi prima ancora che il sole si svegli, mentre le sorride e la invita alla ballata del suo cieco amore. ha bisogno di lui.
e glielo grida, piangendo al telefono, tutte le notti che si veste da vedova insonne.
e lui le promette che lascerà sua moglie, che lo farà al più presto [PromessePromessePromesse]. qualche giorno ancora
- lui promette -

e Matilde ci crede. perché l’amore taglia la testa alla ragione.

ma il tempo passa e lui la ingozza di scuse.
due mesi, oggi.
e Matilde non sogna più.

ieri l’ultimo litigio. le ultime margherite strozzate tra i singhiozzi di un furioso addio.
sono le dieci, e Matilde sta per uscire. ha bisogno di respirare, o annega nell’apnea del dolore. ha staccato il telefono, cambiato numero di cellulare. non si farà trovare. non lo andrà a cercare.

“non la lascerà mai!”. lo specchio ride del cadavere del loro amore.

il buio ha ingoiato la strada.

Daniele non è riuscito ad avvertirla del suo arrivo. è scappato a Bologna. ha confessato il suo reato alla moglie che non ha mai amato. l’ha lasciata inondata da lacrime in piena.
è saltato in macchina sconvolto sudato vivo. come non mai.
nessun rimorso mentre mette in moto e parte. va da lei. dalla sua amata Mati.

sono ore che guida. sono le dieci passate. si è fermato a un autogrill.
ha comprato una bottiglia di vino, quello che piace a lei. e per lui, per travestire la sua viltà da coraggio, due rum&coca prima di ripartire. dimenticando di essere astemio.

Matilde è in ritardo.

“non la lascerà mai!” le grida il suo riflesso imprigionato nello specchio, mentre sbatte la porta.

è in ritardo.

le sue amiche l’aspettano dietro l’angolo. ma lei ha finito le sigarette. e il tabaccaio è a pochi passi. ci metterà un attimo. tanto loro sono lì che l’aspettano in macchina.

c’è il blackout per strada. persino la luna è spenta.

alza lo sguardo in cerca di stelle.

“non la lascerà mai!”. il suo specchio non mentiva.

- di stelle che incendiano il cielo, nemmeno una -

scuote la testa ride attraversa correndo senza guardare.

il rombo di un’auto isterica le grida perdono. si volta, sorridendo al suo amato assassino

.

.

.

si sbagliava.

il suo specchio era dalla parte della matrigna cattiva.

si sbagliava.

il suo Dani era lì per lei.

il suo amato amore amava solo lei.

quel dannato specchio si sbagliava

.

.

.

aveva investito tutto nel loro amore

- il suo amato Dani -

[tutto]

.

persino lei

- la sua amata Mati -

di Emma Santo, Bologna   (www.lecronachediunernia.ilcannocchiale.it)

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8 Commenti

  • Tutto ha un prezzo. Uno stile innovativo, che personalmente non amo, ma belle immagini.

  • danilo wrote:

    Io la vedo al contrario. Mi è piaciuto molto lo stile, meno il finale telefonato.

  • GianlucaGarrapa wrote:

    questo stile è geniale. originale. ori-geniale. fa sperare che ci sia in giro qualcuno di grado di scrivere…. con la propria testa. anche questo disperderò nell’etere radiofonica e manderò a Valencia per (magari tradotto) lasciarlo nella custodia di qualche chitarra in metropolitana. :)

  • ho sempre desiderato andare a Valencia. grazie!

  • Rossano wrote:

    Gianluca vedi che ho ragione. Le centurie vanno smatrite in giro in attesa di essere trovate, non lette alla radio. Non hai capito lo spirito dell’iniziativa, torna nel tuo mondo elettrico.

  • Lo stile mi è piaciuto assai. Il finale mi ha fatto arrabbiare:) A me piace il lieto fine.

  • Io penso che il racconto sia efficace, molto rosa, ma convincente il finale che si tinge di rosso. Per fortuna senza lieto fine. (non mene voglia Silvia, non vuole essere una polemica la mia!).

    @ Rossano: io ho capito bene lo spirito delle centurie ma meno il tuo commento… mi sembra che il racconto è firmato “Emma Santo” e non “Gianluca Garrapa”, non vedo riferimenti al pezzo e sento inutile il tuo intervento. (aperta e chiusa qui!)

  • Era da un po’ che non tornavo a leggere le centurie, e m’è piaciuto riprendere la lettura con questo racconto tramato come una tragedia shakesperiana.