L’altra sera tornavo in macchina da un posto che non mi ricordo.
Da un posto che non mi voglio ricordare. Era notte, buia notte.
In macchina non avevo acceso il riscaldamento, perché, non so, mi sembrava fortemente ipocrita. Ma faceva un freddo lupo. La faccia illuminata solo dal quadro blu acceso, in testa solo il fischio del motore. Fuori c’era solo quello che riuscivano a illuminare i fari. Alberi scorticati dal vento, mucchi di foglie, distributori in ipotermia, asfalto bagnato, cadaveri di rospi, cadaveri di istrici. E la notte, buia notte.
Così, ad un certo punto iniziò a nevicare, a grandi fiocchi bianchi. Non attaccherà mai, è bagnato. Ma lui nevicava, lento e costante, anche se non avrebbe mai attaccato, lui nevicava.
Poco dopo sono arrivato in città. (A natale, non nevica mai, non da me. E quando vedo le vetrine piene di polistirolo e le luci bianche a forma di fiocco di neve dell’illuminazione natalizia comunale, quando le vedo, ecco, mi sembra tutto più vero. Il natale, la neve, l’altruismo. Mi sembra che ci siano davvero, tutti condensati in piccoli chicchi di stirene soffiato).
Ero fermo nel piazzale di casa, fuori dall’auto, a vedere le coltri di neve stratificarsi. A sentire tutte le bugie scivolare giù dal cielo con un soffice silenzio. A vedere le vetrine nella loro vera falsità, l’illuminazione natalizia comunale a forma di fiocchi di neve diventare solo illuminazione natalizia comunale. Così, lentamente, fiocco a fiocco.
Al centro del piazzale c’era una dunetta di neve, come un sacco di patate, che si gonfiava e si sgonfiava continuamente. Era Pitone, vidi. Corico, con le mani giunte sotto l’orecchio, che dormiva.
-oh, che cazzo fai, coglione -scuotendolo dal torpore ipotermico.
-…
-oh, coglione!-scuotendolo più forte.
-…eh…oh, che c’è…che vuoi…
-no, non lo so…
-eh, allora…se non lo sai vieni a rompere le balle a me?non lo so
neanch’io…
-…Pitò, stai dormendo sotto trenta centimetri di neve…
-…
-…beh, come mai, almeno…
-te l’ho già detto, non lo so…
-…
-riposo.
-ma un letto?
-troppo caos.
-come troppo caos…
-senti, è andata così: sono scivolato sul ghiaccio di fianco e l’orecchia mi s’è riempita di neve. Ho sentito questo silenzio assordante, me ne sono innamorato e mi sono accasciato per sentirlo tutto, questo silenzio assordante, per sentirlo bene. Al che mi sono abbassato anch’io, porgendo l’orecchio verso la neve.
-io non sento niente.
-e non trovi che sia fantastico?
Allora mi sono accasciato, così, sulla neve, vicino a Pitone. E siamo rimasti vicini, come due sacchi di patate, in terra, a gonfiarci e sgonfiarci ripetutamente, mentre le coltri ci si stratificavano addosso. Sopra di noi qualche fioca luce dal condominio. Qualche stella. Qualche nube solinga.
E la notte, buia come petrolio, era solo notte, buia notte.
di Renton, Perugia (http://www.antipanica.blogspot.com/)
Nel mese di dicembre ero a Roma, il 19 per l’esattezza. C’era un freddo cane, mentre rientravo in albergo verso la mezzanotte ho visto un sacco di clochard, accampati lungo i marciapiedi, sotto lo sguardo indifferente dell’umanità. Bella scoperta dirà qualcuno, ma io abito in un piccolo paese della Sardegna, e certe cose qui da noi sono difficili da vedere.
Come facessero a resistere a quel freddo è un mistero, ma forse leggendo questo racconto lo si può scoprire.
E mi è rimasto un profondo senso di disagio.
Lo lascerò in qualche Casa Comunale.
Bello, mi ha convinto,
del genere che mi va.
Lo lascio a due passi,
qui, su di una panchina
MarioB.
piace molto anche a me
starebbe bene a Villa Borghese, proprio di questi tempi.
Interessante la lettura Clochardesca. Anche se non era proprio la mia intenzione, funziona bene anche così.
Grazie a tutti, comunque.
m’è piaciuto….il finale mi ha lascisato una sensazione di pace, di calma, di pacatezza….e quel “lui nevicava” bello
molto convincente, originale
Bello, davvero bello.
Tutta quella neve m’ha fatto pensare alla morte di Robert Walser.
Lo lascerei in Svizzera, a Herisau; ma lo lascerò a Napoli, sul lungomare di Mergellina.
Mi piace perchè parla di silenzio. E di neve. Bello, davvero.
non mi piace la volgarità e il cazoi questa notte, buia notte. o sei accn lo sei. o scrivi tu o ti fai scriveche ti leggo. e io voglio leggere quello e non quello che vorrei vivere dopo vmes. cioè c’è anche la gente che vorrebb nonleggere e e leggere il nonscrivere. no so,cava. e se ?era’ pi’.