Cinquantatré – DI’ AL TUO AMICO CHE TROVI IL CORAGGIO DI CHIEDERMELO IN FACCIA

All’improvviso arrivano gli sguardi che guardano e all’improvviso vedono.
E’ normale. Puoi passarci secoli a cercare di capire quando e come è successo, ma non ci riuscirai. Dopo anni di cecità, ma come ho potuto non vedere, dove sono stato fino a ieri. All’improvviso ci si mangia le mani e basta. Per aver detto un giorno Io vicino a lei di banco non ci voglio stare. E adesso quanto ti struggi a vedere che lei è stata messa vicino a lui che non sei tu.
Lo so che all’improvviso ci si fida e non ci si fida. La confidenza tra maschi è una bella storia, aiuta a dirsele, certe cose, e a dar loro un nome. Sì, Caterina mi piace, hai detto al tuo amico. Sì, piace anche a me, ti ha risposto lui.  E’ come un guardarsi l’un l’altro in uno specchio, e dopo ci si sente grandi e normali. Euforici e normali. Strani e normali. Ma quando si ammette che Sì, Caterina piace anche a me, non si ha più pace. Lo capisco. Ci si trova complici e rivali nello stesso tempo. E a un certo punto diventa difficile guardare nella sua direzione e scoprire che lui ora è il suo compagno di banco, ora le parla e la fa ridere. E che si gioca la sua carta con lei che piace a un sacco di voi. E allora lanci sguardi agitati, ti giri e ti rigiri sulla sedia nella speranza di farti notare, di intercettare lo sguardo del tuo compagno all’ultimo banco con aria complice – sì, la complicità tra noi sarà più forte della gelosia. Ma niente, la situazione è difficile. Non ti vede, o finge di non vederti.
E poi si dovrebbe sapere nel contempo a quale frase di quale esercizio siamo arrivati. Questo, da parte mia, te lo devo dire. Diligenti e normali, dovreste essere.
Capita allora che, senza sapere bene come, tu ti decida per l’azione, e strappi un pezzetto di carta dall’ultima pagina del quadernone. Piano piano, così che lo strap sia coperto da qualsiasi minimo movimento del resto del mondo, la voce di Martin interrogato, una sedia che si muove, la zip di un astuccio che si chiude. E capita anche che ci si senta all’improvviso coraggiosi, e forse un pelo in competizione, ma prima di tutto coraggiosi. E allora decidi di scrivere al tuo amico dell’ultimo banco una frase tutta d’un fiato, una frase del tipo: Chiedile se si vuole mettere con me. Di certo, non c’è da preoccuparsi, una situazione del genere non è la prima né l’ultima, siete tredicenni di mondo, e nessuno farà storie. Chi riceve il bigliettino sul banco è lesto e accorto e lo passa con disinvoltura di fila in fila, e proprio nel momento in cui lo avrai perso di vista la posta sarà arrivata a destinazione. Capita poi che il compagno non faccia in tempo a decidere se va bene così. Se deve essere più amico o più rivale. Vorrebbe prendersi del tempo. Perché tu, tre file più avanti, guardi indietro con insistenza. Immagina quante cose gli stanno passando per la testa: e certo si accorgerebbe, per dire, se il bigliettino lo ingoio o lo strappo o non glielo faccio vedere, e allora come si fa. Come si fa poi a passarsi ancora la palla a calcio e a guardarsi negli occhi. Non è facile giocare a calcio insieme dopo certe confidenze, ma non per questo l’amicizia tra maschi è peggiore di quella tra femmine. E allora meglio lasciare che le cose vadano come devono andare, e che il destino allunghi la mano sulla nostra spalla come vi ha detto la prof di italiano, hai visto mai.
Di certo, alla fine Caterina lo ha letto.
Ha visto il bigliettino, ha riconosciuto la scrittura. Sarà arrossita, perfino. Poi ha sorriso, e ancora, ancora, fino quasi alla fine dell’ora. Poi ha preso una penna, verde, e ha risposto. Tutto d’un fiato.

Quando sono arrivata, il mio collega, il tuo professore di inglese che tuttavia non conosce il significato della parola privacy, mi ha detto Guarda cosa ho sequestrato. Ho letto. E mi sono vergognata un po’ di aver letto. Poi lo sai già, nel frattempo mi sono anche seduta, ho firmato, ho salutato. Il fatto che dalla cattedra abbia sorriso a Caterina non deve farti supporre niente in particolare. Né in un senso né nell’altro. Niente.
E comunque, il bigliettino ormai è andato.

Però fossi in te prossima volta farei diversamente.

di Allemanda, Trento (http://allemanda.blog.kataweb.it)

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