Racchiuso nella mia torre, guardo il mondo dall’alto. O almeno quel che ne rimane.
Sono passati molti anni dall’ultima volta che ho visto o sentito un essere umano, e sono arrivato a credere che non ce ne siano più, almeno qua vicino e per molte, molte miglia intorno.
Mi nutro delle verdure che coltivo nell’orto entro le mura, delle uova che occasionalmente raccolgo dai nidi e della cacciagione che catturo con le trappole e qualche volta con la balestra. Ho molti libri, per fortuna, tanti ancora da leggere, un’intera biblioteca. Credo che questo posto fosse un convento o un monastero, un tempo, ma deve essere stato ristrutturato un po’ di anni prima che lo trovassi e trasformato in una specie di albergo o in un agriturismo, qualcosa del genere.
Ho realizzato un impianto con degli accumulatori che alimento con dei pannelli fotovoltaici o pedalando su una specie di cyclette quando il sole non è sufficiente, così posso far funzionare ogni tanto il monitor e il computer e vedere qualche film, o usarlo per scrivere qualcosa, o rileggere vecchi documenti. Ogni tanto provo a far funzionare anche una vecchia radio ricetrasmittente a onde corte, per la quale ho costruito un’antenna planare che ora è sul tetto, ma non ho mai ricevuto risposta ai miei CQ, solo rumore bianco, su qualunque canale e comunque orienti l’antenna.
Certo, se qualcuno rispondesse dovrei prepararmi ad affrontare un lungo viaggio, abbandonare la relativa sicurezza del mio rifugio e raggiungerlo. Ho impiegato lunghi anni, da quando ho preso coscienza della mia condizione, a raggiungere la quiete e la pace interiore, ma non potrei resistere al richiamo.
Ho spesso pensato a quel che gli uomini dicevano del tempo che passa, del tempo che ha preceduto questo, delle epoche e delle ere. In realtà il tempo non passa, resta immobile in sé stesso, sono gli uomini e le altre creature viventi a passare e trascorrere fino a scolorire nel ricordo, posto che ci sia ancora qualcuno per ricordarli.
Io sono quel ricordo, l’ultima testimonianza di una specie senziente – non la prima e probabilmente nemmeno l’ultima nella storia di questo mondo – che ha vissuto, sofferto ed infine s’è estinta. Non con un boato ma con un gemito. Spenta, come una candela, forse solo un po’ più rapidamente.
Io non sono un essere umano, anche se ho un aspetto molto simile a quello che loro avevano: due braccia, due gambe, un volto. Solo un po’ più villoso e di complessione più forte di un normale essere umano e forse un po’ meno intelligente. Sono il risultato di uno dei loro ultimi esperimenti, di quella che chiamavano ingegneria genetica: un ibrido, l’evoluzione artificiale di un grande primate. Il primo e l’ultimo della mia specie, l’unico immune alla grande catastrofe che li ha sterminati.
Una cosa apparentemente innocua, doveva essere il vaccino contro una supposta pandemia. Fu inoculato a tantissime persone e si rivelò fatale. Qualcosa era andato storto, nessuno ha mai saputo cosa: forse qualcosa nell’ RNA del virus base, forse il procedimento. Le persone vaccinate se venivano in contatto col virus, un virus molto contagioso ma tutto sommato a bassa intensità, diventavano il vettore per il contagio di un nuovo virus aerobico, altrettanto contagioso ma mortale quanto l’Ebola, dato che avevano in sé il fattore mutageno. Le vaccinazioni di massa avevano interessato soprattutto il personale medico e paramedico, in tutto il mondo. Se non ci fosse stata una tale efficienza nelle vaccinazioni, forse qualcuno sarebbe sopravvissuto. Forse.
Dei sopravvissuti mi sono incaricato io, in questi lunghi anni. Ora mi rimetto all’ascolto, per capire se ancora da qualche parte sopravvivono umani. Per raggiungerli e sterminarli.
Per la pace. La mia pace, per sempre.
di Fabrizio De Santis, Viterbo (http://gilgamesh.splinder.com)
un grandissimo Gilga, come al solito, ora lo stampo e provvedo a disperderlo
Sarebbe bello volantinarlo dalle parti di qualche azienda farmaceutica in Svizzera. Apocalittico malinconico.
Mi ha rammentato L’invenzione di Morel di Adolfo Bioy Casares. Concordo con Savatore Mulliri.
Concordo con Salvatore. Apocalittico, e anche un po’ integrato.
vi si potrebbe scrivere sopra la sceneggiatura per un film.Lo lasciamo su qualche sedia di qualche regista nuovo??
Postapocalittico. Vicino a qualche centrale nucleare, o direttamente a qualcuno che ne auspica l’impianto su grande scala.
mi ha fatto pensare a “io sono leggenda” ed anche “l’esrcito delle 12 scimmie”….mi è piaciuto molto il cambio di prospettva nel soggetto narrante che avviene nelle battute finali