Quarantatré – Come ti vedo

Come ti vedo. Ti vedo coi miei occhi leggeri, ti guardo di mattina con la luce che filtra dalle tende marroni, sono tende decisamente anni settanta, e la tua vita quieta e senza stile mi fa piangere. Nel tempo libero fai cose come piantare tre diversi tipi di insalata nell’orto, cambiare i mobili della cucina, rammendare calzini. Il che non vuol dire che non t’interessi avere un bell’aspetto. Un po’ di fascino l’hai sempre avuto senza bisogno di chincaglierie ma ti sei fatta incidere dal bisturi del chirurgo ed ora hai uno sgorbio sulla pancia. Hai questa cicatrice, un taglio netto che porti in silenzio, sul tuo ventre stanco ed ingrossato di madre. Divaricata dalla mia podalica ostinazione, tagliata in due perchè volevi che respirassi. Mi hai stretto con le mani secche di detersivi e polverine e, siccome ero bravissima, da grande sarei diventata un magistrato, avrei avuto la partita Iva, una segretaria e la piscina tonda con gli angoli smussati. Ero bravissima. Signora sua figlia è la prima della classe. Non mi viene in mente una cosa in cui non fossi stata la prima. Come facevo ad avere sempre il massimo dei voti? È che sei  bravissima. Sì, ero bravissima. Esco piano dalla stanza e ti bacio sulla fronte.

di Ludovica Anselmo, Salonicco (http://pattymeet.wordpress.com/)

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