dedicato a Paulo Colhón Conselho
Il bello della morte
è che noi non ci saremo
al nostro funerale
Prima di morire di fame e di stenti nel ristorante più lussuoso della capitale, mio nonno mi diede un consiglio che non dimenticherò, un consiglio che mi ha cambiato la vita e che ora voglio passare a voi con la stessa generosità con cui è arrivato a me.
Mi disse: Figlio mio – disse proprio così, “figlio mio”, anche se ero suo nipote e lui mio nonno -, disse: Figlio mio, ti lascio un consiglio, un consiglio solo, ma prezioso. Ascoltalo, questo è un lascito di cui apprezzerai nel tempo la forza e il valore. Dunque, mi disse, non seguire mai i consigli di nessuno, specialmente se vengono da persona più grande di te e già vicina alla morte.
E morì, con la morte in bocca che dal palato dovette passargli dritta al cuore, arrestando per sempre quel muscolo e ogni funzione vitale. Insomma, schiattò, e io rimasi alquanto sconcertato e pensai che in realtà volesse dirmi il contrario di quello che mi stava dicendo. Càpita spesso che la gente ti lasci intendere il contrario di quello che dice. E io, in un primo momento, mi convinsi che anche lui, in verità in verità, mi volesse indicare di seguirli i consigli altrui, in specie quelli degli anziani.
Poi, d’un tratto, mentre guardavo la sua bocca semiaperta e le pupille bloccate su quell’ultimo sguardo, mi tornò in mente una rivelazione che mi aveva fatto qualche giorno prima. Figlio mio, mi aveva detto, i tuoi genitori non esistono, figlio mio, non esistono i genitori di nessuno, i genitori sono un’invenzione di Babbo Natale e della Befana.
Ricordo come fosse ora lo sconcerto che mi prese anche allora: mi chiusi in me stesso tutto il giorno e mi soffermai a ripensare alle sue parole. Se i miei genitori non esistono, riflettevo, se non esistono genitori sulla faccia della terra, allora di certo non esiste neanche lui, il nonno, in quanto apparente genitore del mio padre inesistente.
Eppure, mentre lo vedevo in quella cucina, allo stremo delle sue forze, mi veniva lo stesso da piangere. E piangevo, infatti, rimuginando una volta di più le sue parole pronunciate qualche minuto prima di esalare, tra le mie braccia, il suo ultimo respiro (che è un altro modo per dire che uno è schiattato e non metterà più piede su questa terra).
Ormai, alla luce di questo ricordo in forma di rivelazione, assumeva un senso nuovo e ancor più profondo anche il consiglio che mi aveva dato in punto di morte. Voleva insegnarmi che io non dovevo seguire il consiglio di nessuno, pensavo, ma lui, genitore al quadrato, proprio “nessuno nessuno” era e, pertanto, io non dovevo seguire neppure i suoi consigli, fatto salvo quel monito che mi intimava di NON SEGUIRE I CONSIGLI DI NESSUNO. In buona sostanza, c’era poco da sragionare, la frase andava presa per quello che diceva e significava. Dovevo sentirmi unico al mondo e figlio solo delle mie azioni. Non dovevo perdere la testa dietro alle direttive ed ai consigli altrui. Ero un uomo autonomo, libero e responsabile.
Mentre ero assorto in questi pensieri, incontrai un mendicante arabo che aveva qualcosa nel cappello ed era convinto che fosse un portafortuna.
Scambiammo quattro chiacchiere che non sto qui a ripetervi e alla fine lui mi disse una frase che non dimentico con un tono fermo che subito mi ricordò quel mio nonno che in quanto nonno non esisteva, perché se i padri non esistono, tanto meno possono esistere i padri dei padri… Ma questo ormai già lo sapete anche voi. Il mendicante, dunque, mi disse: Non sono i viaggiatori che fanno il viaggio; è il viaggio che fa i viaggiatori.
Pensai che quella era proprio una bella frase, ma non voleva dire un cazzo, come tante frasi messe lì apposta per farti pensare che sono belle, ma in fondo non vogliono dire un cazzo. E, tutto immerso in questo pensiero, mi allontanai riprendendo il mio cammino verso quel non so dove da cui ero venuto.
di Gaetano Vergara, Napoli (http://aitanblog.splinder.com/)
solo questo: Bellissimo!
Il mendicante arabo aveva un cancro nel cappello, ma la Rai censurò il cancro e De Gregori mise un “qualcosa”, forse ironico.
Le parole del nonno mi ricordano una variazione del paradosso del mentitore:
La frase seguente è vera
la frase precedente è falsa.
La verità in punto di morte è menzogna. Forse questo voleva dire tuo nonno.
Mi è piaciuto molto, penso di seminarlo in una di quelle corridoi scolastici dove si educano i ragazzi, coercitivamente, ad ascoltare i consigli dei grandi. E degli insegnanti.
Delizioso racconto di struttura antinomica: a te, il dilemma del coccodrillo, ti fa un baffo.
E’ un turbinio di frasi lapid-arie. Come questa: “Era così pessimista che non era sicura di arrivare viva al suo probabile appuntamento con la morte.”
Bello, E misterioso, come la morte.
Favolosa presa pe’fondelli di certi sapienzialoni che fan pure i romanzieri!
Bravo Bravissimo Gaetano,
funziona a meraviglia!
pe’ la gioia sopraggiunta ti abbraccio vieppiù, sì
)
MarioB.
ahahahah, sembrerebbe una presa per il Coehlo.
ier sera stampata immediatamente,
donata a mia mujer,
che molto apprezzò e rise,
quindi stamattina
dono ad altri esemplari famigliari!
MarioB.
Maurizio G, io ricordo un’altra censura a un testo di De Gregori che, nell’originale, diceva “Giovanna faceva dei giochetti da impazzire, ma è un ricordo che vale dieci lire”.)
Mario B, sono contento di essere entrato per un po’ nella tua famiglia.
Grazie a tutti gli altri per l’attenzione.
Ecco, questa capacità di inventare un racconto, diciamo così a tesi, un racconto dalla logica costruita e dallo stile frizzante, è una capacità che mi piacerebbe tanto esplorare (semmai l’avessi).
Ed è una bilogca, una logica antilogica, chè mentre nega afferma e mentre afferma nega (chè sempre non sappiamo nè dove andiamo, nè da dove eniamo). Purchè la frase sia bella…
E il tutto in punta di fioretto.
Altra capacità, la leggerezza, che è un piacere ritrovare (una leggerezza pensante, calviniana, solo che Calvino non mi piace y tu lo sabes…).
Ritrovare in un altro.
E non possedendola, quivi ispirarsi…
Alfar
Hasta siempre
Bello, bello.
Bello, davvero. E’ spaesante, se esiste il termine in italiano, ma visto che anche i genitori non esistono allora va bene, chi vuol capire capisce.
Grazie ad Alfar, a Nicola, e Tristan e a tutti quelli che hanno letto e leggeranno in rispettoso silenzioso o anche no.
è il viaggio che fa i viaggiatori. bello.
ha ragione alfar… come la bilogica di matte-blanco.