Ventinove – Vivere a memoria

Qualcuno una volta mi disse che si sentiva come se vivesse a memoria. Allora non riuscii a capire quella strana riflessione. Che voleva dire?

Questo pomeriggio, mentre guardavo dalla finestra della mia stanza i rami della betulla del giardino di fronte a casa, imprigionati dalla brina, l’ho capito. E’ ripetere le azioni del giorno prima e del giorno prima ancora e così via fino all’inizio di tutti i giorni. Il giorno dei giorni, quello in cui sei venuto al mondo. Il primo, l’unico che conta. Il fondamentale, quello che ti ha segnato e che ripeterai fino all’infinito.

Inspirare. Espirare. Inspirare. Espirare. Inspirare. Espirare.

Continuare così, minuto dopo minuto, ora dopo ora, giorno dopo giorno.

In mezzo: sorrisi, docce, sigarette, parole, abbracci, tosse, lacrime, auto, treni, mare, cielo, silenzi, piante, nuvole, paura, strette di mano, camicia, gonna, calze scarpe, lenzuola, gambe aperte, ginocchia strette, dolore, pane, bistecche, latte, vino, musica, libri, mani, occhi.

E poi: inspirare, espirare, inspirare, espirare.

Radiografie, spiagge, valzer, spremute, baci, sogni, lettere, specchi, carezze, battiti, caldo, freddo, pioggia, vento.

Inspirare. Espirare. Ispirare. Espirare.

Dentro le onde, sulla sabbia, nel letto, sul tram, in macchina, su un treno che ti porta a una destinazione sconosciuta, dentro un sogno che forse si realizzerà, ma forse no, dentro gli occhi di chi ti ha amato, dentro quelli di chi ti detesta, dentro le parole di chi racconta di te e come un equilibrista porta in giro la tua storia di bocca in bocca sul filo teso dalla leggerezza di piuma delle sillabe.

Inspirarepirareinspirarespirareinspirarespirareinspirarepirareinspirarespirare.

Inspirare.

Espirare.

Inspirare.

Espirare.

Inspirare.

 

Stop.

di Barbara Garlaschelli, Piacenza (http://flavors.me/barbara)

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