Il giorno dopo ti svegli e ricominci da capo, se ti svegli di notte e non riesci più a dormire ti precipiti immediatamente a fare quello che stavi facendo prima che il sonno ti costringesse a interrompere. Il giorno dopo ancora è uguale, moltiplica lo stesso identico giorno per il giorno dopo e i giorni dopo e per tutti i giorni dopo a venire: non esistono più lunedì, martedì, sabato e domenica, c’è solo una successione regolare di giorni sempre identici, senza ore, senza eventi, senza parole, senza persone. Così passano i mesi e gli anni, talvolta sei costretto a sospendere il contatto con la tua cosiddetta non-vita e a entrare in contatto con la vita presunta; certo, tutti i giorni devi staccare gli occhi dallo schermo e dedicare piccole dosi di energia fisica e mentale ad azioni che pertengono la necessaria manutenzione del tuo corpo – corpo nel quale non ti identifichi, con il quale non coincidi ma che ti serve e che infatti percepisci soltanto come involucro-strumento potenzialmente ostile ma necessario per continuare a somministrarti il tuo inestinguibile piacere –, azioni non del tutto sgradevoli come orinare quando avevi dimenticato di saperlo fare, defecare, cucinare, mangiare, lavarti eccetera, ma nessuna di queste azioni ti fa veramente uscire dal fluido insostanziale nel quale sei immerso: mentre sei in tuta sul terrazzo che aspiri il fumo di sigaretta e guardi le macchine che passano in strada, pensi esclusivamente a quello che hai fatto e a quello che farai dopo e non pensi a nient’altro, non potresti e non sapresti pensare a nient’altro, anche perché la tua testa è vuota, vuota delle informazioni necessarie a formulare pensieri, i pensieri li hai, questo sì, hai nuvole di pensieri che brulicano negli spazi vuoti, pensieri che pensano se stessi, ma niente informazioni, niente oggetti di pensiero, questo è il risultato del totale e prolungato disinteresse per il mondo e per quello che succede nel mondo, non sai chi è al governo, non sai chi è vivo, chi è morto, non ami e non odi nessuno, non stai dalla parte né contro nessuno, non sai della guerra, se ce n’è una, hai familiarità con il concetto di guerra perché nella tua vita di prima, la tua vita inconsapevole (o consapevole, ma di cose inutili e sbagliate) e – quella sì – priva di senso e sconclusionata, il concetto e l’esemplificazione del concetto di guerra ti sono arrivati più volte sotto forma di parole, suoni e immagini, allora adesso, mentre fumi, riesci a figurarti l’esistenza di una guerra, sai che da qualche parte c’è stata o c’è o ci sarà una guerra ma, non sapendo quale delle tre sia esatta, non hai niente da pensare o da provare, pensi solo che se una guerra colpisse la tua città e dunque la tua casa e tu perdessi l’uso delle braccia o della vista, allora non potresti più continuare nella tua attività e questo genera in te un’emozione, ossia ti dispiace, provi una compassione altruistica per quell’altro che è il te stesso immaginato e pensi “Che cosa terribile” e questo ti farebbe essere umano, si credono, ma tu sai che è solo una simulazione di umanità, perché tu sei vuoto, per l’appunto, e anche le tue emozioni girano a vuoto, come l’acido nello stomaco se non gli dai il cibo, che ne produce sempre meno, per non farti un buco. Finisci la sigaretta e butti il mozzicone nel vaso lì sul terrazzo insieme agli altri mozziconi – un vaso senza fiori e senza piante, solo decine di mozziconi di sigaretta conficcati in un cumulo di terra – e vedi una mamma che passa con un bambino con lo zaino e a te viene da vomitare al pensiero di tutta la vita che c’è dietro, tutto l’impegno, l’inutile impegno di vivere gli inutili, inevitabili dettagli di una vita completa di tutto l’inutile stupido armamentario delle vite che vivono – lo zaino conterrà un astuccio che conterrà dei pastelli che qualcuno avrà impiegato un pomeriggio intero per andare a scegliere e a comprare e che poi verranno buttati e dimenticati o regalati per fare posto ad altri astucci e altre cose e interessi e vestiti – e però quelle sono le persone che, quando le incontravi prima e quando le incontri ora al supermercato, ti dicevano e ti direbbero che è la tua vita a essere stupida e priva di senso e tutto, mentre ora tu pensi che la tua vita sia una vita superiore, una vita naturale, frutto di una scelta lucida, una vita in completo accordo con quello che avevi dentro, con te che sei dentro, qualcuno invece penserebbe e forse pensa che sei matto, le persone alle quali non rispondi più al telefono, ad esempio, con le quali non vai più a pranzo, che non vengono più a non farsi aprire la porta, costrette a credere che non sei in casa, ma tu non sei matto, sei sano, sei integro, sei – nessuno vorrebbe concederlo – felice, e allora tu vorresti dirgli che forse dovrebbero concedersi anche loro la possibilità di godere per qualche ora di un puro e sfrenato godimento assolutamente idiota, di provare la sensazione di abbandonarsi completamente a qualcosa che è completamente privo di senso e di utilità e di contatto con il mondo, qualcosa che non impiega il tempo e non lo ammazza ma lo fa letteralmente sparire, cominci che sono le sei e finisci che è mezzanotte e nel mezzo non è successo niente, il tuo corpo è più vecchio e fuori c’è una luce diversa ma tu sei sempre identico e la cosa più sconcertante è che è stato bello, il niente è bello, e tra il niente e il tutto non c’è differenza, puoi stare tranquillo, e il giorno dopo ti svegli e ricominci da capo, se ti svegli di notte e non riesci più a dormire ti precipiti immediatamente a fare quello che stavi facendo prima che il sonno ti costringesse a interrompere. Il giorno dopo ancora è uguale, moltiplica lo stesso identico giorno per il giorno dopo e i giorni dopo e per tutti i giorni dopo a venire: non esistono più lunedì, martedì, sabato e domenica, c’è solo una successione regolare di giorni sempre identici, senza ore, senza eventi, senza parole, senza persone.
di Mauro Zucconi, Piacenza (http://chinaski77.splinder.com/)
Qui siamo all’altezza di Georges Perec, Un uomo che dorme. E ciò è molto bello.
non credo di avere conoscenze tali per poterlo dire,ma a mio avviso,c’è talento.
Complimenti davvero
Esistenza senza scampo.
Il punto a metà esistenza che permette di respirare è affidato proprio ad una sigaretta. Che colpo di genialità!
Mi piace molto e concordo con la sensazione di Luca Tassinari.
C’ho preso gusto a disperdere queste microcenturie e disperderò anche la tua: a Milano, nel cuore di un Call center dove lavorano figli di parenti.
tanto mi piace
che lo invierò in qualche tasca di amici perché lo dimentichino dove pare a loro.
Apprezzabile flusso di coscienza con quella struttura (quasi) circolare che sembra suggerire di riprendere la lettura dalla seconda frase in un loop ossessivo, quasi idiota.
Troppe virgole… ahite.
Dal testo:
1)testa è vuota _ _ _ vuota
2)nuvole di pensieri_ _ _ pensieri
3)…
4)ecc ecc
non servono! Sarebbero verosimili – ma inutili.