Venticinque – Cafè de la Stasiù

Si spalancò di brutto la porta a vetri, rattoppata con scotch, con un SBRÀÀÀM!

Per lo schianto, clangore e tremolio di cristalli, rivoli, ruscelli di vapore condensato scivolarono giù per le lastre a disegnare sul palchetto grigio e corroso ( già di buon rovere giallo) nuove mappe e corsi di torrenti copiosi di polveri e festuche.

Diufààus!- sbottò ‘l Rìng, dal suo vicino tavolino, acconcio con tubo di Barbera e sànguis semisbranato di salame. L’irato ed incauto bestemmiatore fu mal squadrato dalla madama ‘Ntùnieta, impalata dietro il bancone, non sopportando essa blasfemi nel suo esimio locale. La medesima, diciamo così, maestosa proprietaria, volse poi gli occhiacci suoi ferrigni ed asprigni inverso una sorta di labaro cartaceo istoriato, di circa mq.1, che era apparso tra i battenti ora spalancati, del Cafè de la Stasiù (che poi la Stasiù non c’era neanche più per via della storia dei rami secchi craxiani).

Il profano stendardo impugnato, sostenuto per un manico ligneo agricolo di pala, dalla figura lacera, evanescente, oscura, del Giusèèp, fece, immobile, orrida mostra dei suoi assurdi riquadri dipinti, finché il degno consorte de la M.me ‘Ntùnieta, Michèl, spuntò furioso, scostando la cinerea tenda che velava l’antro suo retrostante. Incazzato assai pel’ fracasso pregresso, il Michèl inveì al disgraziato nuovo avventore Giuseppe Salnitri, già, o ex, detenuto psichiatrico: Ma, porcaeva, sei di nuovo qui! Giusèèp, ma almeno sàra la porta che fa un freddo boia! Cosa cazzo c’hai adesso in mano!? Più gnente d’altre porcate da portare qui dentro!? Porcamiseria!

Il duramente rimbrottato Giusèèp, per nulla turbato, dopo aver accostato con rispetto i reverendi battenti, quale esperto istrione si appose al centro del locale ben ritto sulle sue stecchite gambe. Quindi rivolse un inchino, doveroso e radiale, ad un pubblico composto da circa otto pensionati di nazionalità italiana, deposti in platea, più defilati marocchini in numero di due, tali fratelli Azdouris Mustafà & Adhullah, seri muratori in proprio. Cavata poi di sotto il suo residuato-moncler una bacchetta di non raffinata fattura, (cioè una specie di sterpo), prese ad indicare le mirifiche scene del suo gonfalòn selvaggio.

Spostando  il bastoncino sui  singoli quadri, si accompagnò da sé: cioè sbatté un piede a terra, ed intonò briosamente cotesta tiritera o nenia o solfa nel suo gergo esclusivo:

 

Tremonti l’dìs ‘l dìs el dìs,

ma non sta tra i monti, lui Tremonti,

lui lo stà al càud, in bela cà, ‘n pianura, per non star a fatigà,

rica de or e d’argènt, giù a Rùma, andùma, ‘nduma: la putanùna!!

Lui el basa ‘l cùl a l’Alì Berlùùùl,

lui ghe dà grassa pensiù ai prufesùr de religiù!

Lui ‘ghè da ‘na man a Brunèètta, ch’alza la gamba, el tira la pètta…

 

A questo punto, nel plumbeo silenzio, il Salnitri, molto serioso, s’interruppe, ribatté tre volte la suola, poi segnalò altra turpe scena dipinta sul cartonaccio ove si vedevano deretani in fila:

Basa ‘l cul e la culatta, ché la tera l’è minga piatta!

L’è rutunda cume i cùù, ’n mes l’uselin ghe fa cùù cùù.

Alì Berlù l’è l’curnajàs che ci becchetta,

che ‘nce ruba il tesòr e la robetta,

anca San Pietro, Paulo e san Damian,

che resterèm tuti cu ‘na merda ‘n màn!!

 

Allorché gli astanti videro il Salnitri inchinarsi, non esplosero in un applauso, bensì in un brontolio crescente, culminante in alcuni insulti emessi dal ‘Ring, e contenute risate dei fratelli Azdouris.

Tuttavia M.me ‘Ntunieta, misericorde oltre modo, dopo aver ammonito il Giuseppe per le parolacce, gli elargì, al banco e gratis, un bollente cappuccino con due brioches, cosa che servì da cena al misero commediante, il quale, ristorato, ma poco allegro, uscì nella foschia serale, con lo stendardo in spalla, a  cercare altro uditorio più interessato alle sue tristissime romanze illustrate.

di Mario Bianco, Torino (www.mariobianco.net)

Invia una copia in formato PDF a PDF

16 Commenti

  • nuovi comici, gli ultimi rimasti. Da disperdere nei cortili della RAI

  • Invito al ritorno alle origini: della lingua propria intendo!
    Ma in questo caso l’operazione è straordinariamente riuscita, tanto che una pugliese Doc come me, si è immedisimata benissimo nelle atmosfere similpolitiche del Cafè de la Stasiù.
    Lo vedrei bene sia ad Hammamet che ad Arcore.
    Magari istoriato dai tuoi famosi disegni.

  • oh un cantastorie storte dei nostri tempi! un cantastorie qual è in fondo il nostro Mario, dipintore e scrittore di storie, in tutti i colori vividi delle sue lingue, dialette e italiote e mariobianchesche. Da diffondere assolutamente, persino qui sul 38° parallelo di solitudine sud…

  • gli inconfondibili acquerelli di mariobianco. di classe

  • :) non mi resta che stamparlo e posarlo accanto al caffé su un tavolino in Galleria colonna. Giusto di fronte, ecco.

  • Un ritratto quasi felliniano. Piaciuto molto, con intarsi dialettali doc e un pizzico di malinconia. Da lasciare in tutte le stazioni della bassa reggiana.
    Sgnapis

  • Secondo me va disperso (e compreso, deh!), anche lontano dalle stazioni del nord di Superficialia. Ma mi piacerebbe che ce ne fossero tanti di questi cantastorie, in carne ed ossa, a girare per bar, locande, osterie, pub e localini trendy trendy di questo scalcagnato paesucolo. E che poi fossero proprio loro a lasciare in giro scie di foglietti e consapevolezze.

  • eva carriego wrote:

    Spargo fogli con gesto ampio e sereno.

  • Ho parlato col Giusèp Salnitri,
    mi ha detto che è contento per l’audience che ha avuto dopo all’osteria del microcenturie,
    dice che adesso fa dei biglietti disegnati coi pastelli,
    col cul de Brunètta in primo piano,
    e li lascia lì,
    davanti a casa de la maestra Sghìngheri ch’è ‘na celodurista,
    già

  • SBRÀÀÀM!! offrirei anch’io cappuccino, brioches e piatto di trippe calde al buon Salnitri…
    Molto volentieri!

  • Salnitri Giusèp personaggio indimenticabile.
    Prossimamente dai cartografous i suoi pastelli, ci scommetto.

  • barba mari, al me smjia semper ad seteme dausìn mi noni ad ascultè le sue storie.
    ti at t’zes presius, me amis.

  • c’est un fou cartographe, bien sûr…
    Mario B, inimitable.

    sarà lasciato nei pressi di Cinecittà, Osteria del Curato.

  • all’Osteria del Curato,
    grazie,
    anche in un prato
    :-)

  • è una località di Roma, nei pressi di Cinecittà, ci arriva la metropolitana.
    e c’è una grande edicola di giornali.
    non ho specificato, mi dispiace.

  • lo so, lo sapevo, Cristina,
    ci son stato,
    ma mi andava di scherzar
    :-)