Ventuno – Dal treno

Ombre di rami in movimento sul muro che chiude un condominio come una porta di servizio. Questa la vista dal finestrino. I passeggeri sembrano accorgersi solo che il treno si è fermato alla stazione di Saronno. E infatti c’è chi scende, giù fino alle scale.

Miriam guarda la parete come se fosse al cinema. È squallida, grigio marrone senza finestre né porte, è il retro, un muro che aspetta di essere coperto da altri muri, nascosto e dimenticato. Brutture urbane impregnate di rumori molesti, di gesti che sembrano innocui perché fatti con noncuranza, di ore pesanti.

Le ombre sono lì, cangianti e meravigliose. L’albero è molto alto e nudo, con i rami liberi di osare al vento. Dove sia questo vento dall’interno del vagone è difficile capirlo, qui l’aria è viziata e soffoca. L’autunno resta fuori, estraneo.

Le poche foglie sfavillano, sul muro risalta una danza continua varia e precisa, ricorda i particolari di un paravento giapponese, un ricamo di seta con le sillabe d’oro sulla superficie di un lago. Trascinano Miriam su una strada pericolosa, vagheggiante, in netto contrasto con l’aria rude, da ragazza pratica. Ma quelle ombre, quelle ombre sono troppo nuove troppo diverse. Una bellezza inaspettata, quasi oscena e al limite inutile, messa lì per nessuno. Nessuno spettatore nonostante il biglietto obliterato.

“Porteranno via tutto il tuo passato” pensa Miriam, perché quando non ci siamo più chiunque può dire di te quello che ricorda o che suppone, falsare la tua vita con le parole e con i silenzi. Dimenticare è il furto massimo, ma anche il ricordo ruba, depreda tutto quello che sei stato, che è rimasto per sempre ignoto anche a te stesso. Bisogna rassegnarsi. “Ma devo lottare perché non mi portino via il presente” rimugina china sul cappotto appallottolato. Prende il cellulare e scatta una foto alla vita, proprio quando il treno riparte: le ombre sono già tutte sfuocate.

di fem (http://forzaelettromotrice.wordpress.com/)

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13 Commenti

  • Una lieve carrellata brunita dal colore, calore della memoria.
    Bello e sottile, o Francesca!

    MarioB.

  • Denso e leggero, sottile e profondo. E breve! Benedetta brevità.

  • Conciso e denso, uno sguardo acuto e consapevole sulla realtà che sfugge ai più. Lascerò questo racconto alla stazione di Roma Trastevere.

  • vi ringrazio per i commenti…

    che bello la stazione di Trastevere!! (quanti ricordi)

    sto leggendo con molto piacere tutti i racconti e sto costruendo una mappa di luoghi nei quali li lascerò. Forse li metterò dentro a delle buste di carta con scritto “leggimi”.

    sono molto felice di partecipare a questa iniziativa così bella :-) )

  • undulant wrote:

    Una splendida descrizione di ciò che accade nei frangenti in limine tra passato e futuro.
    Punti di svolta invisibili ai più, in cui si è ipersensibili alle cose e ai colori.

    “Nessuno spettatore nonostante il biglietto obliterato” è una frase bellissima e acuta.

    ps / quell’albero per vari motivi mi ricorda Yves Bonnefoy sul muro di un palazzo a rue Descartes, in quel di Parigi:

    …as-tu chance d’avoir l’arbre
    dans ta rue,
    tes pensées seront moins ardues,
    tes yeux plus libres,
    tes mains plus désireuses
    de moins de nuit.

  • detesto i treni, ma mi piacciono (quasi) tutte le storie che hanno in qualche modo il treno come protagonista. in attesa che uno psicanalista sciolga la prognosi, mi complimento per questo bellissimo acquerello.

  • Una celebrazione dell’attimo.

  • I treni e le stazioni hanno un fascino tutto particolare. Sul treno talvolta si fanno incontri così stupefacenti che rendono il viaggio al limite del surreale; e dai finestrini, spesso, si vedono film di rara bellezza: ad esempio – per chi viaggia dentro Genova – le case degli altri, attraverso le finestre che sembrano essere state lasciate aperte proprio per far gli spioni.
    Per anni l’ho preso ed ho visto realtà bellissime. Dove abito adesso, in Sardegna, la parola treno è quasi simile ad “astronave”. Lo lascerò in qualche Stazione.

  • * in qualche stazione Sarda, preciso.

  • ecco un altro motivo per passare per rue Descartes quando avrò la fortuna di tornare a Paris!

    grazie ancora per i commenti…

  • abbiamo scritto quasi in contemporanea, caro Stranoforte! Ah, la Sardegna, la Sardegna!!!! Adesso vado a leggere il racconto sul tuo blog che parla di ippocastani :-)

  • Il treno spesso simboleggia la vita nei suoi transiti. A volte se ne perde uno e pare che non ne passino altri. A volte è davvero così. Salirvi e scattare un’istantanea significa voler sancire la propria vita. Un atto anche di estremo coraggio, penso io. Così ne rimarrà memoria, anche se potrebbe capitare che di questa memoria se ne farebbe volentieri a meno.
    Sgnapis

  • gianlucagarrapa wrote:

    ti voglio bene, fem! :)