Il signore con la barba volge lo sguardo prima a destra e poi a sinistra e quello che vede, non ci sono dubbi, può definirsi, sia pure con una certa approssimazione, l’interno di una discoteca.
Ora, il problema, o almeno tale si configura per il signore con la barba, è che quest’ultimo non ama, e di conseguenza solitamente non frequenta, l’interno di una discoteca; anzi, in verità può dirsi che egli non ama, e di conseguenza solitamente non frequenta, neanche l’esterno o addirittura i pressi di una discoteca.
A ciò si aggiunge il fatto, apparentemente inspiegabile, che il signore con la barba non ha memoria alcuna del modo in cui è giunto a trovarsi all’interno di una discoteca, né del perché e delle persone con le quali vi è giunto. Cerca quindi un viso conosciuto, qualcuno a cui chiedere spiegazioni, e scorge così per un attimo, in luogo del viso che cerca, il suo proprio viso riflesso in uno specchio; e, al di sotto del viso riflesso in quello specchio, il suo proprio corpo vestito di abiti per lui a dir poco inusuali.
L’unica cosa che appare chiara al signore con la barba, come del resto a tutti i presenti, è che si tratta dell’ultimo giorno dell’anno. E che tutti i presenti, ma non certo il signore con la barba, si accingono a festeggiare il volgere al termine dell’ultimo giorno dell’anno. Il signore con la barba, infatti, mentre tutti i presenti si accingono a festeggiare, ancora si chiede come mai si trovi all’interno di una discoteca, luogo che non ama, per di più vestito con abiti per lui così inusuali.
Ma proprio in quel momento, nel momento esatto in cui l’ultimo giorno dell’anno volge al termine, il signore con la barba sente distintamente un rumore, forte, più forte dei festeggiamenti appena iniziati, e distintamente percepisce un altrettanto forte odore di caffè.
Il signore con la barba apre finalmente gli occhi, è nel suo letto, e con una certa probabilità il rumore, così come l’odore del caffè, provenivano dalla sua cucina. Con sollievo il signore con la barba si accorge che è ancora mattina, precisamente la mattina dell’ultimo giorno dell’anno. Egli, quindi, può ancora attraversare quell’ultimo giorno dell’anno e, così come desiderava, attendere che faccia sera, tornare nuovamente nel suo letto, addormentarsi in un anno e svegliarsi nell’anno successivo.
di Francesco Laviano, Napoli (http://botulinux.net/8e49)
Un racconto molto manganelliano. Ben fatto!
Assai gradevole e surreale!
MarioB.
suvvia, un poco di trasgressione
Resta da spiegare quel biglietto d’ingresso con consumazione gratuita alla discoteca Pink Halzeimer di Liverpool nella tasca destra del paltò (bello e sorprendente come al solito).
un bel leggere
Una perla, e sì, sicuramente la più manganelliana delle centurie lette finora (non fosse altro che per quell’uso del presente vivo che racconta come se l’avessimo di fronte ai nostri occhi la storia rapidamente dettagliata di un personaggio vago).
Si stamperà anche questa.
Molto, ma molto gradvole.
Ti dirò che è il desiderio di molti attraversare la fine dell’anno in questo modo. Mi piace l’ atmosfera surreale, molto vicina all’idea di scrittura di Giorgio Manganelli.
Misuratissimo e ben scritto.
Sono contenta per quel signore con la barba, anche io non frequento discoteche. E vado a farmi un caffè:)
Sgnapis