Sulle prime, il cacciatore l’aveva detta una zecca. Si era sistemata sul fianco sinistro del suo cane, da dove pendeva come una piccola mammella. Quando fece per toglierla, il cane gli mostrò i denti, e guaendo leccò la zecca come se, toccandola, il cacciatore lo avesse ferito ingiustamente. In breve tempo, il fianco della bestia
si prosciugò completamente, senza che mai in nessun modo l’animale permettesse al cacciatore anche solo di avvicinarsi al parassita. Le pochissime energie che gli restavano, anzi, le usava sempre per respingerlo. Quando infine morì (ormai del tutto identico ai tappeti fatti con le pelli di bestie feroci che tutti i cacciatori di film e cartoni animati hanno, ma che questo cacciatore, almeno sino ad ora, non aveva mai avuto), l’uomo si avvicinò al parassita per poterlo finalmente guardare da vicino. Restava, simile a una floscia maschera depressa. Salì docilmente sulla punta del dito del cacciatore.
Ora vive nel suo letto. Durante il giorno gli permette di sbrigare le sue faccende. La notte, il cacciatore si infila nudo sotto le lenzuola e aspetta di sentire le minuscole zampine strisciare sui suoi fianchi. Quando dorme, il cacciatore sogna il parassita come una specie di luna terrestre, un insetto gigantesco che cammina sulla pelle del cielo; normalmente, dalla Terra, non se ne vede che la corazza luminosa, quella che tutti chiamiamo appunto Luna, ma il cacciatore può vederne anche l’altro lato, dove è tutto un formicolare di infinite zampine attorno alla curva del ventre dell’insetto.
Solo lui (questa è la certezza di cui il sogno gli fa dono) sa che il movimento così lento e regolare della luna è il prodotto delle frenetiche attività di una miriade di microscopiche articolazioni. Tornato sul lato luminoso dell’insetto, talvolta il cacciatore ne nota le ali, gli occhi, le antenne, le fauci gigantesche (talmente grandi da passare inosservate) nelle quali precipitano lentamente sonde, satelliti, astronavi e astronauti, lentamente, come figure in una boccia d’acqua. Al risveglio, il cacciatore quasi si aspetta di vedere la luna, alta nel cielo, aprire in due le proprie ali come un maggiolino mostruoso per ronzare sopra il bosco e la città, insozzandoli. Ormai ogni volta che vede il corpo luminoso attraversare lentamente il cielo è colto da questa sensazione vaga di allarme, da cui non sa come liberarsi.
La molle corazza si solleva come un coperta alla luce crescente dell’aurora, scoprendo gli aculei. Il canto dei grilli si trasforma pian piano in quello degli uccelli, fino a che il sole, incendiando il bordo dell’orizzonte, fa sparire tutto.
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"the Erudite"
Salvatore Mulliri - Krell Design - 2009
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certi scritti sono forti come punizioni. c’è spesso qualcosa di atroce, negli scritti di Cubber, che attira più di un prodigio maligno.
storia smarrita a ZAMPINE(Stienta, RO)
in prossimità di Argine Valle,
[divieto di caccia]
l.
Mirabolante racconto induttivo. M’è sembrato di trovarmi di fronte a quelle riprese che vanno dall’immensamente piccolo alla visione delle galassie, fino ad arrivare a un infinitamente grande continguo al nulla.
Vorrò disperdere nella realtà extravirtuale pure questo e nella realtà virtuale citarlo, intanto, attraverso le pagine del mio t-blog (ma lo farò domani e dopodomani, per non intasare la rete e la realtà).
da blade runner..bravo
Ricomincio da qui, dal magnetismo di Cubber. Non potrebbe essere altrimenti. Ho appena finito di leggere un grande libro che si chiama In cuniculum.
Splendido, una sorta di cortometraggio che cammina sul filo della realtà, dell’onirico e della fantascienza, senza mai accennare a scivoloni.
Complimenti
Ale
microcenturia lasciata al bar Post di Sesto Pusteria. Speriamo si attacchi a qualcuno…
perso sulla FrecciaBianca tra Verona e Milano C.le