Dieci – Raggi X

“Uh, uh, uh….ma che belle tette che c’ha Sabrina!”.

Dio mio che tormento, pensava la ragazza. Tutti i giorni la stessa cosa, almeno con lei. Ma con ognuno Osvaldo aveva una fissazione diversa.

Stava sempre lì, stralunato e fuori dal mondo, appoggiato a un muro di corso Trieste.

“Ma che tette vedi?”, chiedeva lei le prime volte che lui l’apostrofava.

“Le tue, le tue. Io ci ho gli occhi con la vista spaziale. Io sono come Nembo Kid”.

Povero matto, dicevano tutti.

Chiedeva l’elemosina e con gli spiccioli mangiavano lui e il suo cane. Un bastardino pezzato che però faceva una bella vita. A due passi da corso Trieste c’era un grande giardino, e il cane ci si divertiva un mondo.

Così come sembrava che Osvaldo si divertisse da morire con quella pagliacciata della vista ai raggi X che attraversava gli ostacoli e le protezioni.

“Uh, uh, uh….e tu c’hai proprio un bel culetto”, diceva quando passava Rachele.

“Sì, sì, grazie – gli rispondevano tutte – e beato te che hai la vista spaziale”.

Poi i passanti guardavano in cielo e pensavano che quel povero Cristo, in fondo, aveva solo la fissazione di vedere ciò che in realtà non esisteva. Fissazione che, peraltro, hanno anche i sani di mente. Lui, a differenza di questi, lo esprimeva con i fatti invece che tenerselo dentro come un segreto inconfessabile e che nessuno capirebbe. Ognuno, insomma, ha i suoi fantasmi.

E che Osvaldo fosse innocuo era cosa ormai acclarata. Di lui, infatti, non si preoccupava nemmeno il maresciallo dei carabinieri. “Generale, generale – faceva Osvaldo quando lo vedeva – lì c’è Caterina, la vede Caterina?”.

Osvaldo indicava una parete grigia e anonima. “Certo che la vedo – rispondeva il maresciallo – mi sta anche salutando”.

Osvaldo, contento, tornava a puntare la sua vista spaziale su tette e culi.

Evidentemente gli piacevano le parti anatomiche femminili e questo faceva dubitare che fosse proprio scemo. Ma, volendo, ne aveva per tutti. “Don Francesco – diceva al parroco – ma non ti fa caldo la maglia di lana sotto la tonaca?”.

Il prete rispondeva “sia lodato Gesù Cristo”, benediceva Osvaldo e proseguiva.

“Generale, generale ma allora la vedi Caterina?”. Il maresciallo quel giorno era passato due volte per corso Trieste. E per due volte si era beccato la “visione” personalizzata. Il solito muro grigio e disadorno.

“Sì Osvaldo – rispose – ma adesso ho da fare. Falle compagnia tu a Caterina. Io poi torno”.

21 ottobre 2012

“La scossa di terremoto che ha colpito la città, per fortuna non ha fatto vittime.

Danni ingenti ai palazzi più fatiscenti e alle mura decrepite.

Ma il colpo di scena è avvenuto in corso Trieste. A causa del sisma ha infatti ceduto una vecchia parete. Si è sbriciolata, e ha restituito il cadavere di Caterina Bonfanti.

Tutti credevano che fosse fuggita con il suo amante. Invece sul suo corpo sono ancora evidenti due fori di proiettili. Evidentemente l’assassino si disfece del cadavere murandolo dentro quella parete di corso Trieste. Ora l’inchiesta sul caso Bonfanti ripartirà da zero”.

di Enrico Gregori, Roma    (http://www.enricogregori.splinder.com/)

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