Quattro – Buio e bestie

C’era un’oscurità in paese che assomigliava a quella delle chiese, al buio che si forma attorno ai candelabri e sotto i lampadari pendenti, il buio che esiste soltanto perché da qualche parte esiste una concentrazione di luce. Non era il buio della notte, ma quello dei portici, forato da un’arcata, da una lama discendente dai tetti, era la geometria nuda delle navate laterali della chiesa di San Giovanni del Groppo infilzata dai fasci colorati delle vetrate alte, che, per quanto profonda fosse l’oscurità, tradivano un giorno di sole.
Solo in un altro posto – ma non riuscivo mai a entrarci – avrei trovato lo stesso buio e lo stesso silenzio. Era nelle stalle. Guardavo dalla fessura delle vecchie e spesse porte, in un tepore di code, sorvegliavo i gesti inutili e perdenti dall’eternità, con cui le bestie tentavano di togliersi le mosche, e rumori di zoccoli, silenziosi, affondavano nel letame, in un silenzio di mascelle. Gli occhi dei buoi e dei muli mi guardavano ma non potevano vedermi, come a San Giovanni del Groppo quelli dei santi da un quadro o le pupille delle statue. Un solo spago chiudeva i portoni, ma mia madre temeva le zoccolate e non mi permetteva di entrare. Allora potevo solo accostare l’occhio alle grosse fessure dei portoni e studiare i movimenti delle bestie. Mi sembrava di imparare.
Il bue era rosso, nel portico l’aspettava un basto immenso e l’aratro. Narici fumanti e umide, il vizio di masticare sempre, un tic, credevo, anch’io ne avevo parecchi. Attraverso una lingua enorme e viola si abbeverava a lungo. La mula aveva una pelle dura e grandi denti gialli. La capra colpiva i legni con le corna. I conigli scappavano dietro le ardesie e uscivano dopo un po’ ad annusare l’aria.
La notte nel letto guardavo la fessura di luce di luna che formava la persiana. Il mondo era di fuori, le pupille, mie, lo tenevano d’occhio attraverso la mia stalla. E ridevo, se non mi veniva da piangere.

Marino Magliani, IJmuiden, Olanda (http://www.marinomagliani.com)

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10 Commenti

  • è magnifica la qualità di questo buio. arriva fino a qui.

  • davvero molto bello: è possibile che io lo abbia già letto nel blog di una scrittrice di cui ora mi sfugge il nome?

  • marino m. wrote:

    Grazie Manginobrioches. E grazie a Eva.
    No, non è possibile. Questo frammento è tratto da un lungo racconto inedito, in rete e in carta, al quale sto ancora lavorando e che racconta le mie esperienze di chierichetto. Faccio i miei complimenti all’eleganza del sito e alla scelta dei testi.

  • racconto lasciato stamattina su una panchina di pietra, Lungadige S.Giorgio, Verona

    l.

  • bella la commistione tra bestie e sguardo

  • Un racconto che ha il sapore denso della nostalgia.

  • Un’oscurità che si sente quasi al tatto:
    e bestie, un mondo di interstizi, sensi, di vite nascoste.
    Bellissimo!
    MarioB.

  • Bellissimi questi sguardi di animali, il paragone con quelli dei santi – la stalla luogo di presenze sacre e misteriose nel gioco della luce e del buio, dell’esterno e dell’interno – attraverso le feritoie.

  • Bellissimo collegamento di luci tra chiesa e stalla, sacro e profano, cielo e terra.
    Mi è piaciuto davvero tanto.
    Chiusura perfetta.
    Sgnapis

  • Queste luci, necessita che vengano in giro con me.
    Sgnapis